I riti dell'omaggio erano stati compiuti e l'interrogatorio educativo
era appena cominciato. Ma l'allievo schiavo, la gola stretta, non
riusciva a rispondere. Temibilmente calma, la voce del Padrone
insisteva:
"Perché sei così angosciato, ragazzo mio? Non hai commesso sbagli, che
io sappia? Non ti ho preannunciato nessuna punizione particolare.
Allora?"
Ancora una volta l'allievo schiavo aprì la bocca, ma non poté
articolare una parola. Rinunciando, abbassò la testa. Le sue mani, che
pendevano inerti, tremavano un poco.
"Ebbene? Ho fatto una domanda, mi pare. Sto aspettando!"
Era spesso così all'inizio di una seduta. Appena s'inginocchiava,
ignorando l'umore del Padrone, incerto su quali sarebbero state le sue
esigenze o le sue crudeltà, ogni volontà si annichiliva in lui,
assorbita come acqua sulla sabbia dalla potente personalità che lo
dominava. In quei momenti, conservava appena la forza d'ubbidire ? per
riflesso ? a degli ordini, ma quasi mai quella di rispondere a delle
domande. Solamente la frusta riusciva a spezzare quell'ansietà
paralizzante, atroce e deliziosa nello stesso tempo. E perciò, pur
temendo le prime sferzate, qualcosa in lui le aspettava, un po' come
una liberazione. Ma, per il momento, nulla ancora ne faceva presagire
l'arrivo.
"Hai fortuna ? riprese il Padrone.? Ci sono giorni in cui ti avrei già
strapazzato un po' i seni per slegarti la lingua! Ma, tuttavia, non
abusare della mia pazienza, il vento potrebbe girare... E smettila di
tremare così! E' assurdo. Scommetto che il tuo petto è tutto sudato.
Te lo chiedo un'ultima volta: perché sei così angosciato? Rispondi!"
Con un enorme sforzo lo sventurato balbettò: "Non... non so".
"Ah, tu non lo sai! E non sai nemmeno che non ammetto questo genere di
risposte? Dimmi! Lo sai? Avvicinati!"
Appena l'allievo fu alla sua portata, la mano del Padrone si posò sui
pantaloni, proprio sopra gli organi e, senza sbottonare, palpò.
"Naturalmente, sei in erezione! Senza ordini! E per questo che tremavi,
imbecille! Invece di confessare e di scusarti! Ti avrei senza dubbio
perdonato, oggi. E da quando sei così?"
"En... entrando Padrone".
"Ah sì! Senza permesso... da quando mi hai visto! Insolente!
T'insegnerò io! In piedi! E mettiti nudo! Ti do cinquanta secondi".
Febbrilmente, l'allievo schiavo ubbidì. Maldestramente, mentre la voce
del Padrone inesorabilmente contava, s'indaffarava. Ma non ebbe il
tempo di finire. Mentre si disfaceva la cravatta, il Padrone si alzò e
gli accarezzò il sedere. Le natiche ebbero una contrazione.
Innervosito senza dubbio da questa reazione, il Padrone rialzò
bruscamente i lembi della camicia e li immobilizzò nel collo. Poi
prese sul tavolo un grosso staffile.
"Alza le braccia! "
Impugnando con una mano il membro in erezione, con l'altra brandì lo
strumento e di volata l'abbatté sul sedere. Il sussulto dello schiavo
fu naturalmente contenuto dall'immobilizzazione della sua verga. Già
una seconda sferzata mordeva la tenera carne... Ebbe un grido
soffocato. Poi una terza... poi altre cinque... Poi ancora cinque,
intervallate irregolarmente. Poi due fortissime, senza intervallo.
Dopo di che, gettando lo staffile, il Padrone tornò a sedersi.
L'allievo schiavo cominciava a massaggiarsi le natiche gemendo, poi,
ricordandosi di colpo la regola e spaventato dal fatto che il suo
gesto potesse essere giudicato tardivo, si gettò alle ginocchia del
Padrone e gli baciò la mano.
"Era ora, ragazzo mio! Per poco non dovevo ricominciare. E sarebbero
stati venti colpi questa volta, dieci per la mancanza, dieci per
avermi disturbato. Ma non parliamone più. Adesso, fammi il tuo
rapporto sessuale. E prima di tutto: che cosa c'è stato di notevole
nella tua ultima lezione? Quando era?
"... Undici giorni fa, Padrone".
"Di cosa ti ricordi in modo particolare?"
"Mi avete letto qualcosa, con delle immagini. Era molto... "
"Molto educativo, diciamo. Ci hai ripensato?"
"Oh sì, Padrone".
"Bene. Avrai il seguito. E poi cosa ancora, l'ultima volta?"
"Mi avete legato sul divano, con gli occhi bendati, mi avete spalmato
sul membro un unguento straordinario. E mi avete manipolato a lungo...
a lungo vietandomi di godere. E mi parlavate senza sosta, con dolcezza,
di cose crudeli... era sconvolgente".
"Ricominceremo. Ma la prossima volta, per cambiare, ti attaccherò su
una sedia chiodata. Molto educativo anche, vedrai"
"Oh... su dei chiodi? ... Bene... Grazie, Padrone"
"Ottima risposta. Per ricompensa... tieni, ti permetto di leccarmi la
mano".
Mentre l'allievo, con un piacere torbido, si affrettava a rendere quel
servile omaggio, il Padrone, per umiliarlo, gli toccava, con la punta
del piede, i testicoli. Dopo che la lingua, lentamente, era stata
passata due o tre volte sul palmo tutt'intero, lo schiavo si azzardò a
prendere in bocca un dito e, devotamente, lo succhiò. Quest'atto, era
evidente, lo turbava molto a causa di quello che evocava.
"Basta leccare, adesso! - disse il Padrone all'improvviso - Sento che
ciò ti dà delle idee sconvenienti. Riprendiamo il tuo rapporto.
Dall'ultima lettura, ti sei masturbato?"
"Sì, Padrone. Due volte".
"Precisa meglio!"
"Una volta è stato nel mio bagno... E l'altra volta... guardando certe
fotografie in cui voi mi educate".
"Quali fotografie?"
"Quelle del primo giorno in cui voi vi siete mostrato nudo... "
"In onore al tuo sverginamento, sì. E poi?"
E poi quella in cui mi possedete davanti allo schiavo-servo
picchiandomi con le verghe affinché mi aprissi meglio. Giunto a questa,
ho goduto".
"Bene. E nel tuo bagno a cosa pensavi?"
"Al disegno dell'allievo legato nella biblioteca, davanti alla pedana.
L'avevo sognato durante la notte. E non potevo più impedirmelo..."
"Ah, l'interrogatorio al leggio! Ho visto, infatti, l'altro giorno,
che quell'immagine ti colpiva. Ben inteso, masturbandoti, immaginavi
te stesso incatenato a quel banco, tra la bella donna dalle gambe
incrociate troppo in alto e Mademoiselle Andree in abito da
cavallerizza, in piedi vicino a te, con gli stivali, con le verghe
pronte. Vizioso! E ti ricordi perché il ragazzo è attaccato lì?"

"Sì, Padrone. Perché ha cercato di guardare, di nascosto, il giorno
prima, un album"
"Un album che conteneva cosa?"
"Dei disegni dell'addestramento di schiavi".
"E che cosa capita al ragazzo?"
"E' stato condannato a scegliere la sua punizione in quell'album. Ma
non ha potuto, perché aveva paura".
"Solo per questo?"
"E' anche molto eccitato. Ciò lo turba troppo... come me".
"E allora la punizione?"
"E' stata tirata a sorte, aprendo l'album ad una pagina qualsiasi".
"Su, ti ricordi bene. Sei ancora in erezione?"
"Oh, si, Padrone".
"In questo caso scopri i tuoi organi in modo che siano a mia
disposizione durante la lettura. La continueremo, dato che ha dei
buoni effetti. Avvicinati, vediamo! Metti il tuo pene nella mia mano.
Là... Perché gemi? Non ti punisco".
"No, Padrone.... Ma voi mi... Ah... Ah..."
"Taci dunque. E' una semplice presa di possesso. Lo sai bene... I
testicoli, adesso..."
"Oh, Padrone... la vostra mano..."
"Ebbene cosa, la mia mano? La conosci, no? Lei ti frusta, ti viola, ti
tortura, e poi tu la baci per ringraziarla. Non è una novità. Allora
non gemere come una gatta in calore! E adesso mi darai il libro.
Prendilo senza alzarti, perché io li tengo! Se ciò te li tira, tanto
peggio! Su... io aspetto... Bene. Ora resta alle mia ginocchia,
tranquillo. E cerca di aprire le tue orecchie".

Il Padrone aveva cominciato a girare le pagine, lentamente.
"Vediamo... credo che eravamo... qui... quando Madame d'Alberini fa
descrivere da suo nipote un disegno... sì, un grande disegno doppio
che ha sotto gli occhi e che rappresenta... Ma dunque, non ti ricordi?
"
"Oh sì, Padrone!"
"Racconta, allora"
"Si tratta di cose terribili. E' il martirio delle frecce... ed il
supplizio del palo".
"Tu drammatizzi sempre. Di' più modestamente che è un gioco di
freccette sul vivo. E nello stesso tempo, delle belle educatrici
provocanti si divertono ad umiliare i loro allievi, facendoli arrapare
a vuoto, malgrado l'angoscia, mentre subiscono "NEL LORO FORO
INTERNO", è il titolo, certe emozioni molto... penetranti... che tu
conosci bene, non è vero? Benché con te, abbia impiegato poco il
dilatatore. Gli schiavi che penso di tenere, mi piace di più farli
rilassare con la frusta. Questo lascia la loro elasticità intatta".

"Oh, Padrone, voi dite certe cose! E' come se si ricevesse un colpo di
scudiscio!"
"Sei sensibile, piccolo caro. Ciò è bene. E a me piace frustare. Ma
per adesso dobbiamo leggere il seguito del nostro racconto. Comincio
dunque:
-All'improvviso Madame d'Alberini chiese al nipote:
-Gérard, perché è caduta una goccia tra i tuoi piedi ?
"Chiedo scusa, Padrone! Non posso impedirmi ......"
Questa risposta imprevista era venuta dallo schiavo, interrompendo la
lettura appena iniziata.
"Ma guarda! Inventi delle risposte adesso? Però, è perché è vero!
Anche la tua verga sbava... come sul disegno! Ah, credi di essere al
banco! Stai attento. Potrei voler spingere le rassomiglianze molto più
lontano!"
"Perdonatemi, Padrone. Non so più. Mi turba troppo... "
"Sei tu che turbi la lettura con questa interruzione! Devo già
frustarti per rimetterti a posto le idee? Vuoi essere frustato davvero?"
"No, Padrone!"
"Hai detto no? Non vuoi che io ti frusti?"
"Sì, Padrone... come voi deciderete, certamente..."
"Non ne ho ancora voglia. Ma non irritarmi! Qualcosa mi dice che oggi,
se mi ci metto tu non ti siederai a lungo senza pensare a me.
Imbecille!"
Il Padrone fissò duramente l'allievo schiavo che tremava e, per un
lungo istante, parve riflettere, come se, tuttavia, il suo capriccio
esitasse. Infine decidendosi:
"Riprendiamo - disse con un tono secco.- E trattieniti. Ricomincio:
-All'improvviso Madame d'Alberini chiese al nipote:
-Gérard, perché è caduta una goccia tra i tuoi piedi?
-Non lo so, Zia... Non è colpa mia...
-Mademoiselle Andrée si avvicinò a lui e palpandogli gli organi sotto
il banco:
-E ancora in erezione. Lo devo frustare?
-No, mia cara, no per adesso. Prima voglio che ci dica... Mio piccolo
Gérard, se queste immagini ti fanno orrore come dici, come mai ti
ecciti così davanti a noi guardandole?
-Non ti piacerebbe forse trovarti lo stesso al posto di quei ragazzi?
-Non lo so più, Zia! No, certamente, non lo vorrei. Ma tutto ciò mi
sconvolge. Quelle educatrici, i loro costumi, quegli orribili
apparecchi, li ho sognati! Quella che guardo adesso, la signora in
visita con i graziosi stivali, mi dico che è il peso del suo piede che
fa entrare, nell'allievo, lo strumento... E quella severa in uniforme
che sorveglia l'effetto delle frecce avendo un giovane sotto la gonna!
Quello che fanno agli schiavi è crudele... ed essi, pertanto, le
ammirano, questo si vede. Soffrono, hanno paura; nonostante ciò, la
loro cosa si mantiene dritta e dura come la mia... io non so più... ?
-Che eloquenza, Gérard! Vale la pena di mostrarti i miei disegni! Vedo
che agiscono su te quasi come farebbe la realtà. D'altronde, e tu
l'immagini, è un po' per questo che ho formato l'album, e non solo per
collezionare dei ricordi.-
-Come? Avete veramente visto quelle cose??
-Certamente. Cosa c'è di straordinario? Ho viaggiato molto, lo sai. Mi
sono documentata in differenti paesi. E oggi questa documentazione mi
facilita l'educazione di certi babbei come te.-
-Babbeo? -disse Mademoiselle Andrée...- Non ne sono tanto convinta. Lo
crederei piuttosto vizioso. Poco fa, quando lo frustavo e voi avevate
incrociato le gambe un po' in alto...-
-In effetti! Anch'io ho avuto l'impressione di qualcosa... Vediamo,
Gérard, dicci. Che cosa provavi in quel momento? Non avevi tanto male,
non è vero?-
-Oh, si... ma...-
-Ma cosa?-
No, per favore... mi vergogno! -
-Davvero? Allora ti aiuterò. Forse avevi male, piccolo mio, ma mi
trovavi bella.-
-Oh si...?
-Soprattutto quando guardavi le mie gambe, non è vero, che ti facevano
pensare alle mie cosce, e al posto in cui...?
-Oh! ?
-Ma sapevi che era sconveniente, dì?-
-Si!-
-E tuttavia, continuavi. Mi ammiravi tanto che dimenticavi di aver
male.-
-Sì.-
-E, nello stesso tempo, avevi l'impressione di offrirmi la tua
sofferenza, come un omaggio virile, e che soffrendo per mio ordine
meritavi un poco quel favore di adorarmi.-
-Oh... come lo sapete?-
-Rispondi! E' giusto?-
-Sì, Zia. Ma non credevo che fosse male, lo giuro!-
-Male? Al contrario, piccolo mio. Sono queste delle eccellenti
disposizioni. La prova è che ti daremo l'occasione di manifestarle
ancora, ed ancora meglio. Mia cara, abbiate la gentilezza di staccare
questo buon giovinotto.-
-Madame d'Alberini si era messa in piedi e osservava la liberazione
del nipote sorridendo.
-Si direbbe che il mio sorriso t'inquieta! Temi una sorpresa? Forse
hai ragione... Pensavo, in effetti, a quella piccola prigione di cui
ti ho parlato... Là, proprio dietro la tappezzeria... sai, dove ti ho
detto che c'è il banco per frustare sulle punte, la forca, la gogna,
tutti gli strumenti che si possono desiderare e soprattutto dei muri
che nessun grido...-

-Zia!-
-Come sei buffo, così, tra noi due, quasi nudo, con le mani che non
sai dove mettere e la tua cosa, come la chiami tu, che non vuole
rientrare nell'ordine!-
-E' più forte di me!-
-Certamente! Io non te lo rimprovero. Al contrario. Ma è buffo lo
stesso. Detto questo, mettiamo in chiaro le cose. Tu sai che devi
subire almeno due punizioni: una per aver guardato l'album ieri, e
questa la sorte l'ha fissata... no, taci quando parlo io! E almeno
un'altra per tutte le bugie che hai detto oggi, senza contare la tua
ridicola resistenza quando Mademoiselle Andrée ti abbassava i
pantaloni. Ebbene, vedi come sono buona: per non aver confessato, per
aver mentito, per esserti dimenato impudicamente, sarai semplicemente
frustato, niente di più. E poiché ho appena promesso di darti
un'occasione di provarci che hai del carattere, ecco come procederemo:
se tu vuoi, quando saremo nella piccola segreta, in mezzo agli
apparecchi, invece di legarti, Mademoiselle Andrée ti frusterà libero.
Capisci? Libero! E non solamente non ti dibatterai, non solamente non
griderai sotto la frusta, ma tu stesso dirai se meriti di essere
colpito più forte o, se per caso lei si fermasse troppo presto, più a
lungo. Vedrai. E' un ottimo esercizio per la volontà. Ed io, per
aiutarti, ti terrò tutto il tempo vicino a me, proprio sotto i miei
occhi, come in questo momento... Che favore! Ti rendi conto? Ma ciò,
solo se lo vuoi... liberamente... Se no, sarai frustato alla gogna,
vergognosamente, come uno schiavo ribelle. Allora, è fatto? Vuoi
venire da solo? Ed essere coraggioso?-
-Dicendo queste parole, lei lo teneva vicino allo sportello e lo
guardava soddisfatta.
-Il ragazzo fece un passo, poi si fermò.
-Ebbene, devo aspettare?-
-Allora, soggiogato, si decise e, piegando la testa per passare
davanti a lei, penetrò nella prigione della frusta. Mademoiselle
Andrée lo seguì. Madame d'Alberini entrò dietro di loro e salì sul
piedistallo dove c'era la forca. Poi ordinò al ragazzo di mettersi
interamente nudo. Quando ebbe ubbidito, come stregato già da quella
voce, sua Zia tese semplicemente le mani verso di lui e lo prese sotto
il suo sguardo. Allora lui avanzò.
-Alla buon'ora - disse lei lentamente. -Va bene... Avvicinati
ancora... Così, benissimo... Vedi, prendo solamente la tua testa tra
le mani, proprio per poter leggere nei tuoi occhi tutto quello che
accadrà... Ecco, dammi bene i tuoi occhi. E voi, mia cara, oltre alle
verghe, prendete anche lo staffile rosso... Siete pronta? Allora tu,
adesso, tu domanderai a Mademoiselle che cominci la tua punizione...
Su, lo voglio! Mi senti? ... Tieni gli occhi aperti... e chiedi...-
-Bisogna proprio che...
-Per farmi piacere, si. Lo voglio.-
-Ci volle del tempo, però, sotto il fascino dello sguardo così vicino,
le parole suggerite finirono per spandersi nell'aria:
-Mademoiselle... per favore... volete darmi la mia punizione?-
-Allora si iniziò. Avendo compreso che bisognava far durare il gioco
perverso, la correttrice non applicava colpi troppo forti ed inoltre
li spaziava. Sotto i morsi alternati delle verghe e delle corregge, il
ragazzo stringeva i denti. Non sapeva che fare delle sue mani libere.
Il viso imperioso della Zia restava chino sul suo. Sentiva l'alito
della sua voce e, a tratti, quasi uno sfiorare delle sue labbra. Poco
a poco, uno strano turbamento lo penetrava. Alla sua sofferenza,
qualcosa di languido veniva a mescolarsi... E così, per parecchi
minuti, la flagellazione proseguiva sullo stesso ritmo lento che
dissolveva in lui ogni volontà.

-Poi, in un mormorio, ecco che senti:
-Gèrard, non credi di meritare di essere frustato un po' più forte?-
-E, come in un sogno, egli si sentì ripetere come un eco:
-Più forte, Mademoiselle, per favore...
-Allora la flagellazione si fece più energica, senza accelerarsi
tuttavia. Ma in preda al dolore divenuto cocente, si stupì di sentire
nascere un vago piacere. Si rese anche conto che la sua verga si
gonfiava, come se fosse ancora alla presenza delle immagini dell'album.
La Zia, senza dubbio, leggeva questa emozione nei suoi occhi.
-Va bene!- mormorava ora la sua voce ammaliante. -Ti riscatti come
speravo. Adesso vedo che puoi comportarti da buon schiavo. Sotto la
frusta, ti sento pieno d'amore per la tua dominatrice. E ben presto,
sarà molto meglio quando lei porterà davanti a te quella voluttuosa
pelliccia sotto la quale alla fine... Sai, come sul disegno della
Sorte...-
-Su un discreto cenno, Mademoiselle Andrée aveva smesso di colpire e
faceva finta di allontanarsi.
-Pensi di essere stato punito abbastanza per le tue menzogne?- domandò
Madame d'Albertini.
-Forse no, - mormorò Gèrard. - Punitemi ancora, per favore. Più forte...-
-Mia cara, lo sentite? Allora, ancora un po'. Ma io concedo dieci
colpi, non di più. I suoi occhi si turbano troppo. Tutto ciò
diventerebbe una ricompensa! E tu, stai bene attento, adesso. Non
voglio che tu gridi... e questi ultimi colpi saranno certamente più
duri. Soprattutto, non chiudere gli occhi! Dì a tua Zia che l'ami...
sì... sopporta bene... taci... Otto... Nove... Dieci! Ecco fatto. Non
ne meriti di più. Riposati un poco, adesso, aspettando la tua vera
punizione.-
-Tranquillamente, ella discese dallo zoccolo e ritornò nella
biblioteca a prendere una sigaretta che accese. Ma angosciato, il
ragazzo l'aveva seguita e...
A queste parole, il Padrone interruppe la sua lettura. E dopo un breve
silenzio, fissando lo schiavo, chiese:
"Questa piccola scena di famiglia, che cosa ne pensi?"
"Io penso... Questo mi ricorda terribilmente... delle cose che io
provo talvolta".
"Ma guarda un po'! Ebbene, ho l'impressione che non tarderai affatto a
provarle ancora. C'è aria di frusta qui, non trovi??
Ci fu ancora un silenzio, un pesantissimo silenzio chiaramente
precursore di qualcosa. Per davvero ciò "odorava di frusta". E subito.
"Dammi un po' il tuo deretano. La mano comincia a prudermi".
Il Padrone aveva bruscamente piegato lo schiavo con una mano che
pesava sulla sua nuca, mentre con l'altra lo palpava.
"Che bel sedere hai! E' veramente un pezzo scelto. Morbido... sodo...
bianco. Ma gli darò dei colori, adesso, e lo farò ballare un poco,
prima di leggere il seguito. La voglia mi è venuta. E quando dico un
poco... Ma prima devi..."
Pronunciando queste parole, il Padrone si era alzato. Poi avendo
esposto all'aria il suo membro potentemente impennato, l'indicò con un
gesto. Subito, l'allievo schiavo avanzò sulle ginocchia e, aprendo
completamente la bocca, vi accolse quello che poteva accogliere di
quel temibile organo.
"Bene... Succhia come si deve, carino... Eccita il tuo Padrone
affinché egli abbia ancora più voglia di frustarti. E' il tuo dovere...
fallo bene! Meglio l'avrai fatto, più il tuo Padrone avrà piacere ad
essere crudele. Lo sai... e fai sempre meglio. E la prova che puoi
diventare un buon schiavo. Applicati... Ma bisogna che indietreggi un
poco verso lo specchio; non vedo bene le tue gambe. Non fermarti per
questo, però!"
Senza neanche essersi preso la briga di liberare il suo membro, il
Padrone spingeva con il ginocchio lo schiavo e lo guidava per i
capelli.
"Sì... adesso va bene. Allunga un po' più la gamba... ancora. E' la
stessa posa che avevi nell'ultima seduta, quando io ero in calzoni di
cuoio. Questo dava un altro tipo di contrasto in rapporto ad oggi, più
potente forse ... più sadico. Ma cosi, è passabilmente perverso ...
Su, continua... un po' più leggermente... Non voglio godere nella tua
bocca, questa volta".

Umilmente orgoglioso di piacere, lo schiavo si applicava. Sentiva
nella bocca distesa il membro gonfiarsi sempre più. All'improvviso, il
Padrone si ritirò.
"Suvvia! A posto per la frusta, adesso! Sul divano! E allungato come
si deve!"
A che serve descrivere una tale fustigazione? Chiunque ne abbia subita
una simile, l'evocherà meglio ad occhi chiusi, anziché leggerla.
Diciamo semplicemente che, dopo una ventina di colpi di staffile,
preparatori, la mano sola fu usata.
… quella mano più temuta di ogni altro strumento, se si intuisce che
il Padrone è nervoso...
... ma che solo un momento fa si leccava...
… mano impietosa che tra poco si bacerà pronunciando il rituale grazie...
... quel servile grazie che capita di dimenticarsi perché la testa è
vuota e le natiche bruciano troppo...
... Ecco, infatti, ecco che si ha, anche questa volta, dimenticato...
"Oh, chiedo scusa Padrone! E' perché ho male..."
Ma il Padrone irritato ricomincia a colpire per assicurarsi se ci si
dimenticherà ancora...
... Dopo di che, per punire la dimenticanza, si è condannati a venti
colpi di frusta con le corregge ...
... e bisogna indicare da sé la cadenza domandandoli uno ad uno...
come si può... sopportarli...
... Ah... due... tre... quattro... "
... e si sa che, se si aspetta troppo per chiedere, il successivo sarà
più forte...
... Oooohh... Padrone... sì... undici... dodici... Oohh ... "
... e così, tuttavia, vi si giunge... diciotto ... diciannove... venti...
Ahhh... grazie Padrone ...
Ed in quanto allo stupro che segui, a che serve descriverlo anch'esso?
Fu terribile? Fu meraviglioso?
Dapprima l'avvicinarsi... atteso nell'angoscia, la fronte bassa ed il
culo alto, vergognosamente...
... poi il primo contatto che fa sempre sussultare, anche se atteso,
da quanto è sensibile, là... e umiliante essere toccati, là... e con
che cosa toccati! ...
... Ben presto l'insistenza del membro, dolce all'inizio, poi esigente,
sull'orifizio insufficientemente rilassato...
... la lenta... la dilaniante spinta... l'inesorabile invasione...
l'occupazione totale... il possesso senza riguardi...
... ed allora non essere altro che una cosa... una cosa che il suo
possessore utilizza... strumento... recipiente...
Poi all'improvviso, perché ci si è involontariamente contratti, ecco
che, sul sedere già in fiamme, il frustino di volata si abbatte...
cinque... sei volte... senza che per questo lo stupro s'interrompi...
... Allora, forzato, l'intimo si apre... l'arma virile vi penetra fino
all'elsa... ed in sé schizza infine quello spruzzo infame, parossismo
raggiunto dal piacere per il violatore e dall'asservimento per il
posseduto.
Dopo, è un breve riposo del Padrone nel suo dominio... con talvolta
una palpitazione ancora, del suo pene, che si sente nel fondo del cavo
organo...
Sì, fu tutto ciò, e fu terribile.
Dopo di che, cinque minuti più tardi, come se queste cose avessero
formato solo un banale intermezzo, il Padrone, seduto di nuovo
calmissimo e l'allievo schiavo ai suoi piedi, riprendeva la lettura
nel punto in cui l'aveva interrotta.
Ma angosciato il ragazzo l'aveva seguita e, con voce fremente,
l'implorava:
-No, Zia! Non è possibile! Voi non volete veramente punirmi come sul
disegno! Non quelle mutande di cuoio... con la piccola guaina... No...
deve essere troppo crudele!-
Abbastanza crudele, sì , te l'ho detto, soprattutto al momento
dell'eiaculazione, quando lo sperma forza per passare. Vedrai. Senza
parlare inoltre del terribile sforzo per resistere al solletico della
piuma che va e viene senza sosta sul tuo prepuzio... e di
quell'angoscia di non poter allentare né trattenerti... -
-No! Vi supplico! Non questo!
-Lasciatosi cadere davanti a lei, le abbracciava le gambe.
-Calmati, su! E piantala con le tue geremiadi, dato che la sorte ha
deciso. Pensa piuttosto a quei bei abiti che ti piacevano tanto sul
disegno e che noi metteremo in tuo onore. Perché io assisterò a tutta
la tua punizione, te l'ho promesso. Su, alzati!
-E' allora che interviene, con voce soave, Mademoiselle Andrée:
-Se lo puniamo adesso, non temete un piccolo inconveniente? Eccitato
com'è già... vedete quello che voglio dire... ho paura che non ne
approfitti a lungo di questa graziosa pena.-
-Cara, voi pensate a tutto! Certamente, sarebbe un peccato, avete
ragione. Allora, volete fare il necessario per calmarlo un poco? In
ogni caso, sarà meglio. Non pensavo più che Víviane deve venire per il
thé. Sicuramente, si divertirà ad assistere alla seduta. Non sono
ancora le quattro. Potremo operare dopo, verso le sei. Ciò darà al
caro tesoruccio il tempo di... raccogliersi. Su, tu! Hai sentito?
Fila, adesso! Segui Mademoiselle. Ti farà preparare. E cerca di essere
docile. D'altronde, lo vedrai, comincerà molto piacevolmente!-
-Zia, per favore... no! Ahi! Mademoiselle! No!-
-Ma, già preso per i testicoli, fu costretto a seguirla. Lo portò cosi
fino all'anticamera della grande sala. Là gli fece togliere le sue
calze, gli mise un collare con le manette e le chiuse, fissandogli i
polsi.
-Adesso, và ad inginocchiarti. Ed aspetta senza muoverti. lo me ne
vado, ma Madame Beck verrà ad occuparsi di te. Non sarà lungo.-
-Lei? Oh, no... non lei!... Perché lei?-
-Mademoiselle era già andata via. Ma, un momento dopo, come aveva
detto, la porta si riapri e, scortata da una cameriera, la temuta
amministratrice apparve ed entrò. Con una mano teneva delle mutande in
cuoio nero, con l'altra una pinza chirurgica ed un grande oggetto
bruno che era una supposta. La sua aiutante portava, con un guanto,
una cesta di ortiche molto verdi. A questa vista, l'infelice emise un
grido di terrore.
-Senza aver detto nulla, le esecutrici richiusero la porta e posarono
quello che tenevano.
-Madame Beck prese uno sgabello, lo piazzò vicino al grande specchio,
spiegò un fazzoletto e lo distese sullo sgabello, mettendosi davanti
al ragazzo:
-Alzatevi, adesso, e venite qui.-
-Soggiogato dall'austera autorità che emanava dalla bella polacca,
egli ubbidì. Quando fu alla sua portata, lei gli prese la verga che
era tutta molle e, senza modi bruschi, lo tirò per piazzarlo in una
posizione comoda. Poi, con calma, cominciò a masturbarlo.

-Subito si produsse l'erezione.
-Oh, Madame! Che cosa mi fate?-
-Non lo sentite?-
-Non dico di no, ma...-
-Ad ogni modo, è bello, io credo! Guardate nello specchio... Voi tutto
nudo, io tutta vestita... E' ancora più eccitante di un disegno, non è
vero? Voi che volevate tanto vederli nell'album, sembra!-
-No... non bisogna continuare! Senza questo... -
-Che cosa dunque?-
-Non potrò trattenermi. Non bisogna!-
-Ma infatti, non trattenetevi. Mademoiselle ha comandato che io vi
procuri sollievo. Voi vedete che i vostri organi sono tutti pieni. Non
sopportereste le mutande.-
-Non voglio... E' troppo vizioso...-
-Dovete obbedire, ragazzo mio, perché non devo vuotarvi a fondo.
Allora... lo date? Arriva?-
-Il ragazzo resisteva ancora, non certo per virtù, ma perché temeva il
seguito, che assurdamente sperava di ritardare.
-Allora Madame Beck disse alla cameriera:
-Federica, passate dunque dietro a lui per tenerlo. lo metterò il mio
piede sullo sgabello affinché la mia gamba sia meglio in vista ...
così... col mio stivaletto vicinissimo al suo coso ... sarà più
eccitante, non è vero piccolo? Guardate...-
-Ahimè, l'imprudente, egli guardò! E davanti all'immagine offerta,
sentì subito che stava per soccombere. Invano, supplicò:
-No! Basta! Non ne posso più!-
-Sotto l'inesorabile manipolazione, eiaculò infine.
-Attenzione a non mandarmene sullo stivaletto, carino! Altrimenti, ve
lo farò pulire con la lingua! -
-Ma diceva ciò solo per sconvolgerlo di più e, accuratamente, ella
diresse i getti sul fazzoletto preparato. Quando fu finito tutto,
lasciò andare il ragazzo. Stordito dalla troppo forte voluttà, egli
restò sul posto, un po' vacillante.
- Su, svegliatevi! Non si tratta di fantasticare così. Venite di qua,
adesso.-
-Timoroso, egli avanzò verso il banco vicino al quale lei si trovava.
Subito afferrato per le manette, dovette curvarsi.
-Distendetevi... Ma ora, su, non sulla schiena! Il sedere in aria per
le ortiche.-
-Per immobilizzarlo, ella si sedette con tutto il peso sulle sue
spalle. Allora la cameriera venne avanti, armata del temibile mazzo e,
con colpi leggeri, cominciò a fustigargli l'alto delle cosce e del
sedere. Con una mano, scostò anche le natiche per strisciare le foglie
nella fessura. Quasi immediatamente, il bruciore divenne intollerabile.
Il ragazzo si mise a gemere ma, ben disteso, invano, e, fu costretto a
subire l'applicazione fino alla fine.
-Oh... questo mi cuoce!-
-Era detto cosi stranamente che le donne scoppiarono a ridere.
L'amministratrice replicò:
-Vi cocerà molto meglio tra poco, carino! Per adesso, giratevi sulla
schiena... ed alzate le ginocchia. Bisogna che vi metta la piccola
supposta.-
-No! No! che cosa c'è ancora?-
-E' per darvi ancora voglia. Tra un'ora, vedrete! Su, presentate il
vostro orifizio!-
-Malgrado gli impedimenti, tentava di sottrarsi. allora, unendosi per
controllarlo, le esecutrici lo misero nella posizione voluta. Poi, con
la pinza, Madame Beck introdusse nell'ano la supposta eccitante e la
spinse dentro.
-Ahi! Ahi! E' grossa! Fa male!-
-Ma no! -disse la polacca ridendo. - L'inghiottite molto bene. Sono
sicura che ci sarebbe posto per una seconda!-
-Quando la cosa fu penetrata fino in fondo, Gérard sentì che la pinza
si apriva e poi lo strumento cominciò a uscire. Nel momento in cui la
parte più grossa della pinza uscì dall'ano, il ragazzo emise un grido.
Ma era già tutto finito. Lo rimisero in piedi. Gemeva, pietosamente.
Senza pensare più a difendersi, si lasciò mettere le mutande di cuoio
che furono alloggiate strettamente sul sedere in fuoco. Nella piccola
guaina aperta, la verga molle entro da sola. La bella cameriera ne
fece ben risaltare il glande, poi bloccò la chiusura dell'insieme.
Infine, prendendo il fazzoletto dove lui aveva scaricato, lo arrotolò
e glielo infilò in bocca.

-Vietato sbarazzarsene, chiaro? Tra due ore, voglio ritrovarlo come
l'ho messo.-
-Avendo così terminato i preparativi, se ne andarono e chiusero la
porta a chiave.
-Incatenato, fasciato, incendiato, con in più l'ossessione di quella
grossa cosa infame che le sue tormentatrici avevano infilato dentro di
lui, il colpevole iniziò la terribile attesa che preludeva al suo
castigo.
"Ebbene, -disse il Padrone- lasciamolo dunque aspettare. Non si
salverà. E mentre lui medita laggiù, da quel che vedo. E non per metà!
Forse che questa storia non ti ha commosso? Non hai nessuna pietà per
quel ragazzo? Pertanto, è un allievo come te e quello che gli succede
potrebbe certo...
"Giustamente, Padrone... Quando mi rappresento... E' questo che mi
trattiene in erezione... E' terribile!"
"Quando ti rappresenti cosa?"
"Non oso..."
"Osa, carino. Quello che vorresti dire, io lo so pressappoco. Ma per
la tua educazione è utile che l'esprima tu stesso. Su! Dillo! E' la
scena davanti allo specchio?"
"Sì, Padrone. Mi ricordava quella volta quando mi avete appeso per i
polsi. Avevo un corsetto, e delle calze... e voi con gli stivali..."

"Ti piacciono, vero, i miei grandi stivali rossi?"
"Oh sì, Padrone".
"Ti ricordi della tua emozione, la prima volta che ti ho permesso di
accarezzarmi le gambe attraverso il cuoio? Che rivelazione!"
"Sì, Padrone, non ho dimenticato".
"E sono sicuro che al momento quando la bella polacca vieta al ragazzo
di mandarne sul suo stivaletto... Su, dillo! "
"Si, Padrone... è vero. In quel momento ho pensato a quello che mi
avevate promesso ... che un giorno... se io meritassi una ricompensa
..."
"Ebbene! Continua!"
"Voi mi permettereste di mettere il mio membro tra i vostri stivali,
in ginocchio... e..."
"Li accarezzerai, li bacerei, loro tormenteranno il tuo petto, io
appoggerò il loro tacco sui tuoi organi fino a farti gridare, e poi,
te lo metterò in bocca... o altrove... e dopo, dovrai succhiarlo
appassionatamente e poi masturbarti in omaggio davanti a loro, a lungo,
molto a lungo, ed eiaculare solo al mio ordine. E per finire, carino,
leccherai devotamente il loro cuoio dappertutto dove lo sperma sarà
caduto".
"Oh, Padrone..."
"Perfettamente! E ciò accadrà sotto il frustino, se è necessario, la
prima volta. Ma a proposito di frustino, cercami dunque quello piccolo
nero, hai capito, quello sottile, che fischia e morde cosi bene."
Bruscamente riportato alla realtà, l'allievo schiavo si mise in dovere
di ubbidire subito. Sfortunatamente per lui, non trovò lo strumento
richiesto dove credeva che fosse e, immediatamente timoroso di
impazientire il suo Padrone, si innervosì nella ricerca. Ben inteso,
quell'emozione non facilitava niente. Guardava a caso, dappertutto,
frugava i cassetti febbrilmente e sentiva i suoi pensieri imbrogliarsi.
Nel frattempo, il Padrone osservava quei vani sforzi mantenendo un
silenzio inquietante. Per qualche istante ancora lo schiavo
s'indaffarò. Infine, preferendo andare incontro alla punizione certa
piuttosto che sopportare ancora la sua angoscia, ritornò ad
inginocchiarsi, le mani vuote e balbettò:
"Non lo trovo, Padrone. Perdonate!"
Ed in quello stesso attimo, lo scorse. Era sul tappeto, un po'
nell'ombra. Precipitosamente, egli implorò:
"Oh, lo vedo! Posso..."
"Sei fortunato. Fai presto".
Restando in ginocchio, si precipitò e, essendosi incrociato le mani
sulla schiena, si chinò per raccoglierlo con i denti. Compi questi
gesti con disinvoltura e fu cosciente di averli compiuti così, senza
aver esitato ne dovuto riflettere, il che provava che su questo punto
il suo addestramento era buono. Nel constatare ciò, provò tutto
insieme, una soddisfazione, una vergogna della sua soddisfazione ed
una gratitudine verso il suo Padrone che l'aveva educato. Poi, le mani
sempre dietro la schiena ed in ginocchio, ritornò, portando il
frustino con la bocca e si fermò davanti al Padrone, la testa ben
gettata all'indietro, a sua disposizione.
"Non è male. Cominci a saperti presentare. Mantieni questa posizione.
Tra un istante ti farò soffrire un poco".
Come se volesse apprezzare meglio la posa, il Padrone indietreggiò
nella sua poltrona e, incrociando le gambe, urtò leggermente con il
suo piede, la verga dell'allievo. A quel contatto, come per un flusso
elettrico, questa si inarcò e si mantenne in una tensione tale che era
quasi doloroso. Vedendo ciò, il Padrone spinse il suo piede tra le
cosce e, dal disotto, si mise a massaggiare i testicoli. Lo schiavo
gemeva di eccitazione.
"Ti ricordi - diceva il Padrone - la prima volta che ti ho obbligato a
presentare i tuoi organi contro il mio piede? Ti facevo avvicinare in
ginocchio, come al solito, senza averti avvertito. Ad una piccola
distanza ti eri fermato, da solo, molto modestamente. Ma io ti ho
ordinato di avanzare ancora. A causa del contatto che stava
forzatamente per prodursi, tu hai esitato: ciò urtava il tuo piccolo
pudore. E poi, all'improvviso, hai capito perché ti davo quell'ordine.
Che emozione! Sei diventato scarlatto. Tuttavia ti sei deciso. Ed io
l'ho confermato, come faccio adesso. E' stata una forte impressione,
non e vero? E tu non l'hai mai dimenticata! Allora, pensa un po', se
io avessi in questo momento i miei stivali fulvi... e mi divertissi a
solleticarti con la loro punta, che cosa succederebbe? Oseresti
vuotarsi su di loro? Dì, l'oseresti? Forse, un giorno, ti accorderò
questo favore. Aspettando, non t'impedisco di sognare. Sarà un finale
perfetto per certi tuoi sogni che mi hai descritto, quello nel granaio,
per esempio... hai capito... tu, condotto là in alto, legato, frustato
poi lasciato da solo nell'incertezza e nell'angoscia, non sapendo né
la durata del tuo isolamento, ne quello che seguirà, né chi spingerà
la porta a qualsiasi momento per farti visita o farti chissà cosa.
Rabbrividisci, tesoro! Solo per un sogno? Dopo tutto, hai ragione.
Anche nella vita, quelle situazioni si possono produrre. Ultimamente,
ho inflitto qualcosa di questo genere. Ti piacerebbe se te lo
raccontassi mentre gioco un po' con i tuoi seni, come ti ho promesso?
Abbiamo il tempo. La nostra bella Regine d'Alberini non è ancora
pronta per la punizione del nipote. Approfittiamone! "
Il Padrone si era raddrizzato ed aveva afferrato tra le sue dita il
capezzolo sinistro dello schiavo. Strinse progressivamente, poi lo
fece girare, poi lasciò un poco, poi titillò per rimetterlo in
erezione e proseguì così secondo le sue fantasie, senza abbandonare
con lo sguardo il viso che, secondo le fasi del gioco, si contraeva di
sofferenza o era sconvolto di eccitazione. Prese in seguito il
frustino nero che lo schiavo portava sempre con i denti e, tirando il
seno per allungarlo, cominciò a colpirlo. Quando ebbe ottenuto un
grido, il Padrone lasciò cadere il frustino e prese a piene mani i due
seni che si mise a massaggiare energicamente, alternando la forza
crudele e la snervante dolcezza. Infine, afferrò tra le unghie i due
capezzoli, senza stringere, per far crescere meglio l'angoscia
educativa, e cominciò a parlare:

"Ti dicevo che ultimamente ho fatto ad uno schiavo una bella sorpresa.
Ascolta. Me l'avevano portato nella prigione di sotto. Io ero seduto
li, in abito da città come mi vedi oggi. Davanti a me l'hanno
spogliato, poi l'hanno fatto inginocchiare, le mani ed i piedi legati.
Ed io gli ho detto: Adesso arriverà la sorpresa. Sarà bella, come ti
ho promesso, ma crudele. E ai piaceri di un boia che ti ho destinato.
Dunque preparati. Ti lascio. Lui entrerà presto. E dopo aver gettato
un velo sulla sua testa, sono uscito. Quando ritornai... ero quasi
interamente vestito di cuoio: collant di cuoio d'oro fino alla vita,
stivali neri morbidi con bordi rossi, cappuccio rosso sulla testa che
lasciava visibili solo i miei occhi e la bocca, infine, dei magnifici
guanti di capretto rosso che mi salivano fino alle spalle. Per il
torso... ascolta bene, è la trovata... avevo mantenuto il mio torso
nudo. Ti dice qualcosa, questo quadro? Ben inteso, rientrando, non mi
sono fatto riconoscere subito. Sotto il suo velo, il condannato non
poteva sapere se il carnefice era solo, e nemmeno se ero io. Senza
aver parlato, andavo e venivo intorno a lui affinché assaporasse bene
la sua ansietà. Infine, sono andato a mettermi davanti a lui e, con la
punta della mia frusta, ho fatto saltare il suo velo. Così, d'un colpo
solo, mi ha visto. Non puoi immaginarti qual è stato lo choc. Ho
soffocato un grido, poi si è messo a tremare: aveva capito che quel
giorno, davvero, non sarebbe stato da ridere. Ma stai un po'
tranquillo, accidenti! Ti pizzico un po' i capezzoli, ma non vi
affondo le mie unghie, non ancora. Dunque non irritarmi contorcendoti
così! Ascolta bravamente il seguito. Dapprima l'ho frustato là, in
ginocchio, un po' da lontano perché vedesse arrivare le cinghiate. Poi
l'ho appeso per i polsi e gli ho ben scaldato il sedere con delle
verghe nuove. Naturalmente, gli ho torturato i seni con delle pinze e,
dopo, li ho fustigati con il piccolo frustino nero, ma non così
dolcemente come ho fatto con te prima, credimi! Quanto ha ben sofferto!
E poi, vedi, ogni tanto, per rinvigorirlo, sfioravo il suo corpo
martirizzato con le mie mani guantate di quel meraviglioso capretto
rosso, ed anche lo stringevo sul mio petto nudo. Devo dirti che mai
egli aveva visto solamente il mio torso. Ed io glielo facevo scoprire
cosi! Graziosa raffinatezza, non è vero? Ciò che provava non è
descrivibile; bisognerebbe che tu ci fossi passato. Pensa che dovevo
costringerlo a guardarmi: non osava, era troppo sconvolto. E, anche
con l'ordine, non poteva resistere più di un istante sotto il mio
sguardo. Impressiona, sai, tesoro, lo sguardo di un carnefice!"
"Padrone! Doveva essere terribile!"

"Forse. Ma meno dello stupro, dopo, quando l'ho staccato, frustato
ancora perché fosse ben caldo, e poi posseduto a fondo! Perché devo
dirti che in quel momento, il mio membro era talmente grosso che... "
"Ah... "
"Perché gemi? Perché ho parlato del mio membro? Questo ti risveglia
dei ricordi in qualche parte? Od è perché affondo un po' le mie unghie?"
"Non so... Tutto l'insieme... E' terribile. "
"Ti si farò gustare qualcosa di più terribile, vedrai! Ma ammetto che
una tale messa in scena aumentava l'emozione. Se solo la descrizione
produce su di te gli effetti che io sto constatando...
"Ah, i miei seni, Padrone! Pietà! Ahh..."
"Taci! E non abbassare gli occhi! Mi senti? Lascia i tuoi occhi sotto
il mio sguardo... che io li veda soffrire... A paragone di quello che
ha subito l'altro, è niente! "
"Oh, Padrone... le vostre mani... i miei seni..."
"Sii bravo, sennò prendo la sferza! E saranno dieci cinghiate su
ognuno, a due elastici! Andiamo ... i tuoi occhi... sopporta come
voglio io... Va bene ... Ancora un po' ... sì... e poi potrai baciarmi
le mani per ringraziarle ... Là, è tutto finito... Di' loro grazie,
adesso, come si deve".
mmediatamente, il rituale ringraziamento cominciò. Poi, rapidamente,
oltrepassò quello che prescriveva la regola. Trascinato dalla passione,
lo schiavo si era imbaldanzito a leccare, con uno strano fervore, le
crudeli mani che aveva avuto solo il permesso di baciare. Per un
attimo, il Padrone tollerò senza dire una parola questa servile
privatezza, ma all'improvviso, ritirando la sua mano destra, afferrò
lo schiavo per le borse e si mise a massaggiare energicamente. Sul suo
polso, sentì la verga sempre inarcata che palpitava. Ed un gemito si
fece sentire, senza che, pertanto, l'omaggio s'interrompesse.
"Che cos'hai ancora? Ti umilia se li tiro? Gemi per così poco?
Vedranno ben altro, l'inverno prossimo, se t'impresto ai miei amici
tedeschi... sì, quella coppia che ti ho detto... sono feticisti del
cuoio, lei e lui, ma anche sadici, lei soprattutto, la rossa Gilda...
L'anno scorso, il mio schiavo mi ha raccontato come l'avevano appeso
per i capezzoli, attaccandogli i polsi ai testicoli, e che lei, allora..."

"Padrone! Per favore!"
"Che cosa - per favore -! Sii un po' logico! Ti lamenti, ma vedo che
ti tira. Allora, è vizio, o cosa?"
"E terribile arraparsi come voi mi fate..."
"Suvvia dunque! Pensa solamente a Gérard che aspetta sempre laggiù! E
completamente solo, lui, con le sue mutande brucianti sulle natiche e
la supposta che gli lavora dentro. Questa è educazione! Non provocarmi
a prendere quei mezzi. E lui, in più, sa che il tutto finirò con un
supplizio. Quale? Lo ignora, ma nell'album ne ha visto un bel
campionario. La sua fantasia lo lavora, sai, come la supposta. E da un
bel po' è eccitato nonostante la sua paura. Egli ci pensa all'album,
al terribile e meraviglioso album. Ah, se tu potessi guardarlo...
Régine l'ha composto con tanta arte e scienza perversa! Poiché non è
solo per ogni supplizio che le "boie" sono parate con abiti
impressionanti o eccitanti, ma, qui e là, intercalati, si trovano
certi disegni, i peggiori, forse, che sono di pura provocazione
carnale. Suggeriscono solamente la crudeltà ma sconvolgono il
desiderio. Solo vederli, tesoro mio, è quasi subire uno stupro!"
"Ah... Padrone... no... no! "
"Sì! Questi contrasti hanno un'efficacia terribile. Vuoi che te ne
descriva uno o due? Ti tirerà cinque minuti di più, ecco tutto.
Vediamo... se mi ricordo... Sì, ecco, guarda -ELOQUENZA DI CARNE-.
Seduta sul bordo della sua cattedra, un'istitutrice parla. Ed è nuda.
Sì nuda, tranne delle meravigliose, interminabili calze di seta,' e
con delle adorabili scarpe dagli altissimi tacchi. E una pura bellezza
carnale, adorabile, offerta... e tuttavia emana da lei una suggestione
crudele. E sai dove proviene ciò? Dagli occhiali che lei ha tenuto.
Dato che, nuda, ella porta degli occhiali, e un po' colorati. Che
trovata! Dietro il loro mistero, si è SICURI che medita delle
raffinate punizioni. E sotto il suo strano sguardo, crederesti ESSERE
tu stesso l'allievo inginocchiato davanti a lei, che non si vede, ma
che si SA essere là, e che si SA che è eccitato, ammirando malgrado la
sua paura! Immagini?

O ancora questa sequenza: da una parte vedi -MAID IN GERMANY-, una
terrorizzante cameriera in piedi, la frusta in mano, al di sopra di
una virilità anonima che si drizza invano... e sul retro, è l'assurdo
-FUSCELLO PENSANTE-, l'uomo, inginocchiato, incatenato tra i sessi con
gli stivali delle due dominatrici, con un occhio vago da filosofo che
medita ed un'asta affascinata che si tende verso l'ideale! Ma tu, se
vedi questo disegno, quello che ti affascina, è il culo regale della
donna vista di schiena, che sormonta due colonne di cuoio nero che
sono le sue gambe! Ed è, di fronte a lei, il ventre nudo dell'altra
donna i cui troppi alti stivali, con i loro bordi simbolicamente
dentati, formano al suo sesso rosso come un inavvicinabile scrigno. La
suggestione feticistica che emana da questo gruppo è spaventosa,
credimi!"

"Oh, sì, Padrone, vi credo! Lo vedete bene!"
"Allora, se solo ad ascoltarmi descrivere questi disegni ti emozioni
fino a questo punto, giudica del loro effetto su quel povero Gérard
che, aspettando la sua punizione, rischiava di evocarli, suo malgrado!
D'altronde, tu stesso... Ricordati. Non mi hai detto che un giorno, ti
era bastato rivedere in sogno una certa immagine di dominazione
femminile che avevamo guardato insieme... sai, quella guerriera dal
viso duro, sotto un casco di capelli neri, seduta, nuda ma con gli
stivali, cosce aperte, il sesso bene in vista, su un pavese sostenuto
da quattro schiavi, e che allora... E vero?"
"E' vero, Padrone".
"Davanti a lei, in sogno, ti sei vuotato, tuo malgrado?"
"Sì Padrone... ma non lei sola..."
"Precisa! "
"Avevo sognato dapprima... con voi nella foresta... Mi facevate
camminare davanti, come al solito. Con i miei tacchi alti, era
difficile... inciampavo... Ero nudo sotto il lungo vestito trasparente...
con le grandi calze da scena che devo indossare per ballare davanti a
voi... Ai miei fianchi, avevo il guinzaglio che le tirava ad ogni
passo falso... ed il vostro frustino tutte le volte mordeva le mie
natiche... Ad un certo punto, mi avete gettato sul muschio, in
ginocchio. Voi eravate in abito da cavallerizzo, con gli stivali... mi
avete... Oh, mi vergogno! cavalcato... come la vostra cavalcatura...
penetrato... e poi all'improvviso, il sogno continuava in una cella...
Là, voi eravate in maglione di cuoio, io nudo, attaccato... e di colpo,
ci fu quella guerriera... ma adesso, con un fallo enorme... che mi
guardava mentre ero stuprato!"

"Sì! Allora tutto è schizzato e ti sei risvegliato... Davvero, non ti
compiango. Ma cominci ad innervosirmi con le tue storie indecenti.
Poiché parli di calze di seta, mettiti dunque in divisa. Mi viene
voglia di vedere ballare un po' le tue natiche, e le tue belle cosce
dimenarsi sui tacchi alti. Qui, andrà certamente meglio che sulla
sabbia della foresta! Dopo, mi succhierai, e senza dubbio, godrò nella
tua bocca. Vedremo se fai progressi. Su! In divisa! Ti do quattro
minuti".
Rialzandosi subito, lo schiavo si affrettò ad andare a prendere i
paramenti prescritti e cominciò a metterli: le lunghe calze di scena
grigio fumo, molto trasparenti, le scarpe di vernice a doppia fibbia
così impudiche e le giarrettiere in tulle nero, la sua ultima
creazione! Durante questa vestizione, il Padrone andava e veniva
intorno a lui o, fermandosi, lo sorvegliava molto da vicino. Talvolta,
un rapido colpo del frustino su un mobile segnava la stizza di dover
attendere e, a quell'inquietante richiamo, lo schiavo diventava
maldestro e si turbava. Infatti, come affrettarsi per cosi minuziosi
aggiustamenti? Terminò pertanto nel limite imposto.
"E' finito? Allora in piedi! Ispezione! A sinistra, la cucitura è di
traverso: avrai cinque schiaffi. La fibbia destra non è ben stretta:
altri cinque schiaffi. Presenta le tue natiche. E divieto di muoversi!"
Docilmente, secondo la regola, lo schiavo alzò le braccia e, inarcate
le reni, tese bene il suo sedere. La mano sinistra del Padrone lo
afferrò per il membro e la destra si abbatté. Quasi senza intervalli,
i dieci forti schiaffi furono applicati consecutivamente, Ritmo
ridotto perché il dolore si accumula e sembra raggiungere il suo
parossismo solo una volta terminata la punizione. Fu questo il caso, e
già il Padrone era tornato a sedersi che lo schiavo, ancora in
posizione di castigo, non osava portare le mani sulle natiche che gli
bruciavano. Però, per un curioso riflesso, la sua verga, appena
liberata, si era messa ad inarcarsi spasmodicamente come sotto le
pulsioni di una corrente elettrica.
"Allora, sognerai a lungo così? Che cosa aspetti per mettere lo
specchio davanti a me? Eh? Svegliati! E voglio che oggi tu trovi una
graziosa posa per mettere in valore sotto i miei occhi quello che hai
di buono. Hai capito? Ma, accidenti! Dove hai la testa? Che cosa fai
con lo specchio?"
"Non lo so più, Padrone! Perdonate! Sono così nervoso... "
"Questo tesoro! E' nervoso!"
"Perdonatemi, Padrone! E' terribile essere cosi eccitati... senza
sapere..."
"E' questo che ti turba, mio caro? Bisognava dirlo! Vorresti forse che
il tuo Padrone ti calmasse prima che tu cominci a succhiarlo? E'
questo che pensi? Per succhiare meglio?"
"Se vorreste farlo, si, Padrone... "
' Vedi come indovino? E' commovente. E insomma, per quello che chiedi,
credo che tu abbia ragione. Se ti vuoto, questo ti libererà lo spirito.
Ti applicherai meglio. Allora, vieni qui... tra le mie ginocchia.
Presentazione rovesciata".
"Oh, Padrone! Non cosi, per favore! E' così umiliante! "
"E' vergognoso, si. E dopo? Non si tratta di una ricompensa che io
sappia. Se decido di vuotarti adesso è perché tu sia più assorto in
quello che devi fare. Niente illusioni, soprattutto! E sii contento
che non ti mandi a farti vuotare dalla cameriera al gabinetto! Lei ha
la mano dura, lo sai. Su, presto! In posizione! Presentati!"
Allora, dato che bisognava ubbidire, ci fu l'umiliante messa in
posizione, sulla schiena, le ginocchia portate vicino alle spalle, il
sedere in faccia al soffitto, i testicoli offerti come su uno zoccolo,
la verga puntata in basso, di fronte al viso, e quella certezza
sconvolgente che tra un secondo, o tra un minuto, o fra tre, come
saperlo? Ma, fin dalla presa in mano del Padrone, tutto sprizzerà e
che sarà un sollievo terribile, sia che si compia nella voluttà o
nella sofferenza, secondo l'imprevedibile capriccio di quella mano al
lavoro di cui ci si diletta a non resisterle mai... L'estro della
mano, questa volta, fu di mostrarsi pietosa e lo schiavo, nel vuotarsi
cosi, poté gustare nella sua pienezza l'infame delizia di essere
costretto senza remissione.
Il metodo si rivelò efficace. Qualche minuto dopo, per quanto si
sentisse stanco e rotto, si sentiva anche lo spirito stranamente
libero, mentre allungato per metà, e per metà seduto tra le ginocchia
del Padrone compiva il suo servile ufficio della fellatio. Con tutta
la sua umile buona volontà, si applicava. Quest'atto, egli non lo
ignorava, è l'unico grazie al quale uno schiavo possa, non come uno
strumento od un recipiente passivo, ma per sua propria iniziativa,
liberamente in qualche modo, elaborare il piacere per il suo Padrone.
E così, come tutti gli schiavi di ogni epoca, traeva dalla sua
applicazione un umile orgoglio. Coscienziosamente sottometteva la sua
bocca distesa alle esigenze del membro che gli sembrava enorme.
Instancabilmente, si sforzava di respingerne la pelle che, da sola,
sempre ritornava ad applicarsi come un fodero, e, come ogni volta,
pensava quanto quella parola di fodero era appropriata per il duro
pene che, altre volte, s'immergeva in lui come un pugnale. Che
contrasto tra l'attitudine di quell'organo-padrone ed il comportamento
della sua verga che, appena tesa, si scoperchiava da sola, esibendosi
subito senza protezione, spoglia, femminile per così dire nella sua
impudicizia!
Infine il godimento si annunciò ed un'emozione quasi passionale
afferrò lo schiavo con un totale fervore, si sforzò di terminare senza
errori la sua opera, attento contemporaneamente a stringere giusto
abbastanza nell'anello delle sue labbra il glande gonfio, a sfiorarlo
come bisognava dal disotto con la punta della lingua, ad accogliere
infine ed a berne senza perdere niente l'intera eiaculazione. Quando
sentì che il piacere completo era ottenuto, si mantenne ancora in
funzione, ma quasi immobile, cercando, con una specie di riconoscenza,
di prolungare le risonanze della voluttà. Fu quel giorno che, per la
prima volta, constatò che nell'istante in cui egli inghiottiva lo
sperma, la sua verga, nonostante il recente svuotamento, aveva avuto
una pulsazione improvvisa, come l'annuncio di una ripresa di erezione.
Questa constatazione lo sconvolse perché nel farla trovava uno strano
miscuglio, di vergogna e di gioia... Poi venne il segno che bastava:
la mano del Padrone si posò sulla testa dell'officiante e la respinse.
"Andava bene. Sono soddisfatto. Stai certamente progredendo. Ti
ricordi la tua prima lezione? Ti avevo attaccato su un cavalletto.
Avevo il mio vestito di cuoio nero e grandi stivali di vernice, mi
pare. Mi alzavo ogni tanto per frustarti. Avevo lo specchio davanti a
me. Era piacevole a vedersi. E tu non avevi uno staffile impiantato da
qualche parte?"

"Si, Padrone. Come vi ricordate!"
"Certamente! Non ci sarebbe addestramento possibile, altrimenti. E
credimi, carino, dei miei schiavi io so talvolta delle cose che loro
stessi non conoscono. Sono io che gliele rivelo, un giorno... non
sempre... Tu per esempio, in questo momento, sei sorpreso, e molto
emozionato, di sentirti quasi di nuovo arrapare malgrado il tuo spurgo.
Ti fa effetto quando mi bevi, adesso!"
"Avete dunque sentito, Padrone?"
"Non te lo rimprovero mica! Ed inoltre, dato che ciò si adatta
perfettamente ai miei progetti per il dopo-lettura, voglio
incoraggiarti. Rimettiti dunque in posizione rovesciata. T'introdurrò
un po' di unguento rosso. Agirà mentre ti leggerò la fine del
racconto. Ti renderai così un po' conto di quello che provava Gérard
con la sua supposta. Porta il mio dito di gomma ed il vasetto che c'è
sulla piccola mensola. Presto! E vieni a piazzarti".
In ansia per questa novità inquietante ma eccitandosene già malgrado
lui, lo schiavo obbedì e venne a sottomettersi alla vergognosa
intromissione. Dopo che il Padrone ebbe ben spalmato l'orifizio e, a
più riprese, spinto l'unguento nel profondo dell'organo cavo, fece
rimettere lo schiavo in ginocchio. Poi, riaprendo il suo testo,
riprese la lettura al punto dove l'avevano lasciata.
-Le due ore prescritte, ed anche più, sono passate: adesso è la
punizione vera e propria che si sta svolgendo. Immobilizzato sul banco
con la gogna, Gérard subì l'esasperante supplizio della piuma. Quasi
al di sopra di lui, Régine è in piedi. Beffarda ma sensualmente
emozionante, la sua voce scende sul colpevole e lo riempie di strana
angoscia.
-Spaventato ed invogliato nello stesso tempo, vorrebbe scappare a
quella voce. E pertanto il suo essere si apre oscuramente a lei. Ella
dice:
-Che fortuna hai Gérard! Mi chiedo se ne sei ben cosciente... Ti rendi
conto che Viviane è rimasta apposta per te? E che in tuo onore si è
vestita... proprio abbastanza leggermente perché tu possa ammirare le
sue gambe! Tu non lo sai, ma sono le più belle dell'anno: la settimana
scorsa sono state messe fuori gara. Approfittane dunque!-
-Legato col ventre in aria e la testa rovesciata sul banco della
tortura, Gérard vede, dal basso, sua zia avviluppata in un sontuoso
mantello di pelliccia. Se solleva la testa, scorge, esibita sul divano,
quella Viviana che non conosce e alla quale la sua punizione è offerta
come spettacolo. Solo Madeimoselle gli resta nascosta, ma egli ha
potuto ammirarla quando è entrata, provocante e languida, nel suo
affascinante costume da boia. Lei adesso, installata a cavalcioni
sulle sue cosce, che mantiene il suo martirio accarezzando con le
piume la punta della sua verga compressa nella guaina delle mutande.
Lo sfortunato vorrebbe rispondere a Régine, domandare grazia! Ma il
fazzoletto infilato nella sua bocca gli impedisce non solamente di
parlare, ma anche di darsi sollievo gridando. Non può che gemere e,
quando l'eccitazione diventa insopportabile, torcersi nei legacci.
Davvero tutto, in questo castigo, è combinato con un'arte
machiavellica. Tutto vi concorre per creare uno smarrimento sessuale
irresistibile. tutto, compresa anche l'angoscia che c'è nell'eiaculare
malgrado se stessi, con il pene così compresso. Gèrard cerca di non
pensare a nulla, di non evocare i disegni dell'album, di non
ricordarsi come ha goduto davanti allo specchio, e soprattutto di non
guardare le bellezze tentatrici imposte alla sua vista. Ma invano. La
sua mente non può più liberarsi dall'ossessione creata cosi come il
suo corpo legato scappare dalle sensazioni che gli vengono inflitte.

-Sono terribili. Dall'applicazione delle ortiche, non solamente il
bruciore del sedere, trattenuta dal calore del cuoio, non si è mai
calmato, ma una nuova sculacciata che Madame Beck, ritornando per
attaccarlo sul banco, gli ha amministrato sopra le mutande, lo ha
ancora più esasperato. Quanto alla supposta, Gérard ha smesso,
materialmente, di sentirne la presenza infame, ma, da quando si è
assorbita, una straordinaria irritazione sessuale occupa il suo
profondo e le sue parti vergognose. L'infortunato si rende conto che
niente, adesso, gli farà cessare l'erezione. Allora? Cedere al
desiderio? Scaricare? Per niente al mondo! Se lo sperma dovesse
forzare il suo passaggio in quelle condizioni, la sofferenza della
voluttà sarebbe abominevole. Dunque, costi, quel che costi, bisogna
resistere all'infernale solletico di quelle piume che, tutt'intorno al
suo glande congestionato e, sotto il prepuzio, nel punto più sensibile,
trattengono la erezione e f anno, a volte, inarcare ancora più la sua
verga, nonostante il dolore accresciuto che causa il gonfiamento.
-Intanto, la voce di Régine, inesorabile, continua a provocare il
ragazzo:
-Davvero, non vuoi guardare Viviana? Non è gentile da parte tua! Ed è
veramente un peccato sai!... Oh... soprattutto adesso... in piedi,
girata verso di me... e la mano...
-Allora fu più forte della sua volontà ed alzò la testa. Subito il suo
cazzo ebbe uno spasmo e egli fa, che ha pensato a farti calmare da
Madame Beck? Senza ciò, pieno com'eri, mai avresti potuto resistere
fino ad ora!
-Régine vide che quella evocazione faceva passare un'inquietudine
negli occhi del ragazzo. Perfidamente, ella proseguì:
-Sembra che fosse molto piacevole, davanti allo specchio! Umiliante,
certo, ma piacevole. Lei ci ha dato tutto. Anche loro sono belle, le
gambe di Madame Beck! Soprattutto inguainate in quei suoi stivaletti
di vernice che a lei piace portare. In fondo, questo prova quanto tu
sia un piccolo perverso, Gèrard! Me ne ricorderò!
-Quella voce che scendeva su di lui lo sconvolgeva sempre più.
L'angoscia che creava diventava intollerabile. Come se avesse potuto
così scappare alla sua influenza, assurdamente chiuse gli occhi.
Régine finse di fraintendere:
-Non vergognarti, su ... Hai ragione: è bello, una dominatrice in
costume ... bello e terribilmente potente! Ma sai, in certi casi,
niente costume del tutto, anche questo può essere molto bello!
Certamente è difficile da portare, ma quando si può permetterselo...
Nuda... completamente nuda... in un mantello di pelliccia per esempio...
Hai già visto una donna completamente nuda? Non intendo dire una
statua... ma una vera? Ho l'impressione di no. Rispondimi dunque con
la testa: è no od è sì?
-Riaprendo gli occhi, egli fece un segno di negazione, gemette di
sofferenza.
-Vedi! Te lo dicevo che era eccitante! Delle gambe meravigliose ...
uno splendido vestito per metterle in valore ... e tutto questo non è
un disegno adesso, ma nella realtà... vicino a te, Gérard... in carne
e seta!
-Sotto questo nuovo colpo di frusta del desiderio, la tentazione
diventava quasi irrefrenabile.
-Senza lasciare respiro, le piume continuavano intorno al suo glande
il conturbante titillamento. Gli occhi di nuovo fissati sulla zia, il
poveretto, alla fine della resistenza, gemeva con un continuo lamento.
-Hai paura di godere, eh! Ti chiedi se potrai resistere ... Capisco
bene, su... t, angosciante... Ma ci penso ... insomma, dovresti
ringraziare Mademoíselle Andrée! Se sei ancora capace di trattenerti,
è proprio grazie a lei. Non è stata lei, poco .......
-Lo sospettavo. Non ha mai visto una donna nuda. Alla tua età! Questo
manca alla tua educazione, piccolo... Ma, allora, mi viene un'idea:
poiché i tuoi occhi sono ancora vergini, non credi che sarebbe
divertente se tua Zia fosse la prima che si mostrasse ad essi? E' a
lei che dovresti la rivelazione... E ti garantisco che ciò ne varrebbe
la pena! Che cosa ne pensi?
-Non sembrava entusiasta di quello che pensava ed ella si mise a
ridere.
-Ebbene! Fai una faccia! Non sei galante, Gèrard. Ti sconvolge forse,
la mia idea? No, va, capisco... ti fa paura... Tu ti dici: Se per caso
la mia cara Zia che io amo fosse veramente nuda sotto la sua pelliccia...
se di colpo l'aprisse e si mostrasse... io non potrei più resistere
sicuramente! Mio malgrado, partirebbe tutto... davanti a lei... Ah,
vedo che ho proprio indovinato! Il tuo pene diventa ancora più teso!
Ebbene, insomma, perché no? Non mi dispiacerebbe questo primo omaggio
così... E per te, pensa, che ricordo! Allora, è deciso? Proviamo? Su,
osserva bene quello che fa tua Zia!
-Certa che egli non aveva più sufficiente volontà per chiudere gli
occhi, aprì lentamente il suo mantello e, nello scrigno della
pelliccia, apparve nuda. Quello che lei prevedeva avvenne quasi subito:
uno spasmo atroce fece contrarsi tutto il corpo del ragazzo, poi,
irrefrenabile ormai, la salita dello sperma si scatenò. L'orgasmo
rallentò, durò una eternità. Terribile dovette essere la sofferenza...
terribile anche, forse, la voluttà... Tutto lungo la verga stretta
nella sua guaina di cuoio lo sperma ruscellava... Infine Gérard svenne.
-Allora, sulla pedana, una voce dolce, un po' turbata, diceva:
-Che corpo avete, Régine!
-Era Viviana che, con un movimento istintivo di ammirazione, era
avanzata. Regine si voltò verso di lei e, fissandola, altera e senza
sorriderle:
-Davvero? Il mio corpo ti piace, carina? Ne sono lusingata!
-Poi allontanandosi dal torturato, si avvicinò alla giovane ragazza e,
avendo posate le mani sulle sue spalle, la tenne un momento sotto il
suo sguardo. Appena la sentì emozionarsi...
"Qui io temo -disse il Padrone- che questo racconto non sia più
conveniente. Ci fermeremo qui. D'altronde, a giudicare dalle apparenze,
ha prodotto il suo effetti e le peripezie sentimentali di quel povero
Gérard non ti hanno lasciato indifferente. Quella lacrima sulla punta
della tua asta prova un'eccellente tendenza. Poiché lei compatisce,
non è vero? E tu, se ti arrapi come vedo, è anche perché simpatizzi
con quell'infortunato?"
"Padrone, non prendetemi in giro! Se sapeste..."

"Io so, ragazzo mio. So molto bene. Trovi che si trattava di
un'affascinante punizione, e molto educativa. Ti chiedi se, un giorno,
non mi verrà l'idea di infliggertela e ciò ti fa deliziosamente paura.
E poi, nel tuo organo vuoto, risenti delle sensazioni curiose...
qualcosa come una presenza, vero... ed è molto indiscreto, in un luogo
così intimo! Inoltre tutto ciò si mescola alle crudeli descrizioni di
cui ti sei dilettato, alle piccole sofferenze che hai già subito, alle
immagini voluttuose di tutte quelle gambe di donne, con gli stivali di
cuoio verniciato o guantate di seta, in presenza delle quali tu pensi
che sarebbe talmente bello eccitarsi, godere, o perfino essere un po'
torturato! Come gli schiavicavalcatura, l'altra sera, al SEXI-CIRCUS,
segnati con lo sperone... o gli schiavi-cani delle due belle tedesche,
dell'Hellberg! Vizioso! Sono queste idee che ti lavorano, paramenti,
frusta, umiliazioni, baci sul cuoio... senza dimenticare, certo, un po'
d'angoscia nell'aspettare il mio prossimo capriccio, là, messo come
sei ai miei piedi. Ma, in effetti, perché dunque ti sei vestito cosi?"

"Lo sapete bene, Padrone. Devo esercitarmi a ballare".
"Con quest'abito! Ma come è indecente! Non hai alcun senso delle
convenienze?"
Sotto il sarcasmo, l'allievo restava silenzioso, a testa bassa.
"Dopo tutto -riprese il Padrone- dato che tu lo suggerisci... "
E con un buffetto fece rialzare lo schiavo che, subito, intraprese le
sue lente evoluzioni. Andava e veniva con un ancheggiare impudico,
forzandosi di camminare "da mannequin" come aveva imparato, per
mettere meglio in risalto le sue gambe, le cosce ed il sedere. Dei
sentimenti confusi si impadronivano ancora di lui. Sapeva che il suo
corpo era piacente così agli sguardi del Padrone, vestito di lunghe
calze trasparenti, con i polpacci inarcati alti che facevano indurire
i grandi talloni. In questa certezza egli trovava, strettamente
confusi, vergogna e soddisfazione. Quello che restava in lui
dell'orgoglio soffriva nell'esibirsi in quell'oscena parata; e nello
stesso tempo, accettare d'umiliare il suo orgoglio gli procurava gioia.
Poiché tale, in quel momento, era il ruolo che il Padrone prescriveva,
l'allievo si applicava a mostrarsi perfettamente osceno, mettendo con
cura ognuno dei suoi passi nella linea esatta del precedente,
avanzando, il pene duro e le cosce strette, in un traballante
equilibrio che faceva oscillare il suo organo sulla punta del quale
una goccia ridicola si bilanciava.
"Fermati, adesso! Fammi delle pose".
Avvicinando allora uno sgabello sul quale posare il suo piede, lo
schiavo si ingeniò, per piacere differentemente, nel trovare degli
atteggiamenti plastici: presentava, sia la gamba, piegata o tesa, sia
le cosce lisciandosi una calza, e talvolta il suo davanti maschio, con
il birillo, talvolta il suo posteriore dove si trovava l'organo cavo.
Fu perché la sua mente si concentrava su quella parte del corpo? Fu a
causa dei movimenti imposti al suo sedere? All'improvviso riprese
coscienza dell'unguento erotico inserito in lui. Cosa strana, non lo
sentiva più come una cocente irritazione ma come una presenza,
voluminosa benché diffusa ed ecco che, per contrasto, quella
sensazione riportava al ricordo dell'abominevole dilatatore a
catenaccio, impossibile da espellere, con il quale, due volte, nelle
lezioni dell'inizio, il Padrone se l'era fatto presentare per la
frusta, sospeso in qualche modo al pugno di una cameriera attraverso
il profondo.

Che angosce aveva allora sopportate! Quel ricordo prese poco a poco
tanta precisione che improvvisamente, durante la sua danza,
s'immobilizzò, come se fosse ritornato al momento in cui aspettava la
prima cinghiata. Ma fu un breve ordine che lo frustò:
"Stai sognando o cosa? Inarca meglio le reni, vuoi? Fai sbadigliare la
tua fessura..."
Si applicò subito ad accordare movimenti prescritti e, dopo qualche
prova, trovò un ritmo del quale indovinò presto che l'impudicizia
doveva essere vergognosamente provocante. In effetti, quasi di primo
acchito, agì su di lui e la sua verga ritornò in pochi istanti così
dura come se non fosse già stato svuotato. Era irritante, al limite
del penoso, e non potè impedirsi di gemere.
"Bene! -disse il Padrone.- Sei di una oscenità magnifica. E mi sembra
che ti ecciti su te stesso, vizioso. Ti guardi nello specchio, sono
sicuro!"
"Mi vedo un po', Padrone. Ma non apposta. E' così indecente! "
"Questo sì! E tanto più che mi senti dietro di te, tutto vestito, io,
perfettamente corretto, piuttosto severo anche, non è vero? E questo
contrasto si aggiunge all'emozione del tuo piccolo striptease".
"Oh, mi vergogno! E diventa talmente duro... Padrone, per favore..."
"Bisogna sopportarlo, tesoro mio. Poco fa, quando leggevi la storia di
quel povero Gérard, trovavi molto bello il supplizio del desiderio.
Ebbene, è il tuo turno, adesso. E per questo che ti ho vuotato prima
dell'unguento: così, ti tira, ma non rischi di scaricare da solo.
Senti come è educativo? Ed inoltre, sei tu stesso che ti scorgi nello
specchio.
Ma se una bella donna ti guardasse, immagina un po'. Ricordati Gérard
nel suo banco, con la ridicola goccia che perde, in quel disegno che
ti piace tanto! Oppure in quell'altro, sai, quel signore rispettabile,
un adulto come te, un businessman senza dubbio, con un anello nel naso
ed un guinzaglio, tenuto dalla bella dominatrice vestita di pellicce
che si lascia annusare da vicino. E' arrapato ancora più duro di te. O
ancora l'ufficiale tirato per la borsa con chiodi... Ma vuoi
continuare con le tue natiche! Non ho detto di smettere! Mi diverte
vederle reagire quando parlo loro!"

"Perdonate, Padrone!"
"A proposito di businessman, dimmi, non ti capita mai, quando sei
seduto nel tuo ufficio, da persona importante e mentre t'intrattieni
con un visitatore od un impiegato, di essere all'improvviso colpito da
un ricordo... supponiamo: faceto... per esempio d'immaginare... quello
che f ai in questo momento... e di pensare: Se questi sapesse... Ti
succede, non è vero? Ciò deve dare una certa attrattiva ai tuoi
appuntamenti d'affari, caro Direttore! Su, via! Ecco ancora le tue
natiche che non ballano più! Se è il fascino della mia conversazione
che le immobilizza cosi, le risveglierò io, vedrai!'
"Non ho fatto apposta…"
"Apposta o no, avvicinamele al frustino. Le faremo giocare un altro
gioco. Sai come ti ho insegnato a portarmele?"
Il Padrone aveva ripreso il temibile frustino e già l'agitava sul
posto, proprio all'altezza del sedere atteso, con un va-e-vieni
talmente rapido che modulava un sibilo continuo.
"Lo senti fischiare bene, si? Allora, vieni a contatto. E lentamente!"
A piccoli passi, lo schiavo si mise ad indietreggiare. Lo sforzo gli
sembrava sovrumano. Quel crudele esercizio di volontà creava in lui
un'angoscia tale che avrebbe voluto subito arrivare al punto in cui il
frustino mordeva. Ma non era questo il gioco. Doveva indietreggiare
solo impercettibilmente... A tratti, credeva già di sentire sulla sua
pelle il leggero vento che faceva. Ma no. Bisognava indietreggiare
ancora... ancora un po'... Adesso, è certo, era vicinissimo, non aveva
più che da spostare i piedi... niente altro che incavare le reni per
fare insensibilmente sporgere il sedere... ancora... ancora... Questa
volta, è sicuro: sente lo spostamento dell'aria... e poi, di un sol
colpo, nel solco, sotto la natica destra, un bruciore istantaneo!
Ancora prima di aver gridato si allontana: il contatto è rotto. Ahimé,
bisognerà ritornare, è la regola del gioco, lo sa, e ritornare subito,
da solo, senza aspettare un ordine... Ritorna dunque, un po' più
angosciato di prima perché conosce aspettare un ordine... Ritorna
dunque, un po' più angosciato di prima perché conosce adesso la forza
del morso. Ancora un grido! Un movimento brusco! e di nuovo, ancora,
ricominciare. Cosi si prolunga il gioco per un tempo che sembra
interminabile...
"Questa volta -dice il Padrone- quando sarai a contatto, ci resterai.
Se ti allontani senza permesso, guai!"
Ahimè! Quando il contatto fu stabilito, lo sfortunato non poté
rimanervi più di tre o quattro secondi: il morso continuo era
intollerabile. Allora il Padrone si drizzò e ordinò: "Alza le braccia!
Conta fino a nove! A nove si abbatterà... un sola volta, ma sul
serio!" Quando il frustino colpi, l'allievo crollò sulle ginocchia:
era stato sulla sua carne come un ferro rovente. Senza osare metterci
la mano, gemeva. Ma, fortunatamente per lui, non dimenticò di dire
grazie prima del richiamo all'ordine che avrebbe comportato una nuova
sanzione. Grazie alla qual cosa, crollato davanti al suo Padrone, poté
gustare uno di quei momenti di calma strani in cui non si stupiva più
di provare qualcosa che assomigliava alla riconoscenza. Senza dubbio
il suo Padrone sapeva anche questo, dato che lo lasciò approfittare un
momento assai lungo e che, in seguito, fu con una voce più dolce che
parlò di nuovo:
"Non sono scontento di te. Andava bene. E mi hai convenientemente
eccitato. Adesso, avrai la tua ricompensa".
Il Padrone andò ad aprire un cassetto dello scrittoio dove prese un
incartamento rosso ed un piccolo oggetto che tenne nella sua mano. Poi
ritornò a sedersi.
"Avvicinati! -ordinò.- E guarda qui".
Aveva aperto la cartella rossa e presentava all'allievo un disegno
dell'inizio del secolo, più perverso che crudele, in cui un giovanotto
legato su un bagno di legno era schiaffeggiato con la mano di cuoio da
una dama in visita che, chiaramente, trovava nel fare ciò un godimento
impudico. Un altro adolescente, in ginocchio, leccava il sesso di una
bella ragazza in corsetto nero.

"Oh, Padrone... il suo pene... là... contro il banco! ",
"Bravo! Alla prima occhiata, hai messo il dito, per così dire, sul
punto divertente di questa tecnica! Il pene, in effetti, è duro e
grosso, e eccitato, ma, come hai indovinato, non può rizzarsi perché
la forma del banco lo impedisce. t fatto apposta, lo immagini. E
quella piccola griglia, là, che si toglie, è per impedire l'accesso ad
un apparecchio che si trova dietro e dove il membro, se volesse,
potrebbe essere messo durante la fustigazione.
"E' crudele..."
"Al contrario! Non capisce che quell'apparecchio è fatto per dare
all'allievo l'illusione del sesso femminile?"
"Oh! Mentre lo frustano?"
"Ma si. E più si torcerà durante la fustigazione, più si ecciterà
muovendo il suo pene nel simulacro. Non è ingegnosamente educativo,
dato che uno degli scopi dell'educazione è di sviluppare, fino
all'ossessione, il desiderio del sesso femminile? D'altronde, presto
ti renderai conto da solo, e senza quell'apparecchio. Rimettiti in
piedi: ti devo inguainare."
Il Padrone, dapprima, spalmò con un po' di crema rosa il pene e la
guaina fino alla radice, strettamente, avendo cura dei lasciare
nell'alto della guaina per distendervi lo schiavo, avendoli disposti
in modo da formare una sporgenza assai larga perché le cosce possano
ben stringerlo.
"Vieni ad adagiarti qui... il sedere in aria, evidentemente. Bene... E
inserisci il tuo pene tra i cuscini. Infilalo per quel che puoi... No,
non è abbastanza. Apri le cosce che io passi la mano. Là... Ecco il
tuo uccello in un nido soffice. Muovilo un po', adesso. Senti se è
bello?"
"Oh, si!'
"E vedrai come ciò ti illuderà quando il tuo sedere ballerà sotto le
verghe! Potrai ripensare a tutte le belle dominatrici di cui hai avuto
cosi voglia... alla narratrice del "Racconto di fatti"... a Madame
d'Alberini... al Professore d'Eloquenza... oppure questa, guarda, che
non conosci ancora!"
Dicendo ciò, il Padrone presentava IL RITORNO DELLA CACCIATRICE.

"Oh, -gemette lo schiavo- è impressionante.
"Trovi? Guarda ciò che accade. La Dama era alla caccia. In sua assenza,
il giovanetto ha rubato tra la biancheria uno dei suoi mutandomi,
perché è innamorato di lei, capisci? E le cameriere l'hanno sorpreso.
L'hanno fatto salire nella sua soffitta e legato li, tutto nudo, in
penitenza. Quando la Dama rientra, la sera, la grande Roberta le
mostra il furtarello. E mentre lei spiega alla Dama, il giovane
ladrone si emoziona. Si emoziona talmente che un piccolo incidente si
verifica, alla presenza della beneamata cacciatrice. Shocking! Vedi
cosa succede quando si pensa troppo intensamente al sesso delle donne!
Tu stesso, ne sono sicuro, in questo momento... "
"No, Padrone! Vi giuro! Io tento di..."
"Non vietartelo! Te l'ho già detto: ci tengo che tu conserva i
desideri di un maschio. Bisognerà anche, ogni tanto, che ti faccia
funzionare davanti a me
"Oh, che vergogna!"
"Niente affatto! Il solo orgoglio che ti permetto di conservare è
giustamente quello della tua virilità. Se tu fossi asessuato, non ti
avrei mai gradito come schiavo. Non voglio delle "simildonne". Quando
ho voglia di una donna, ne prendo una vera, ma quando è di uno schiavo
che mi servo, ci tengo che sia realmente un maschio. Innanzitutto, è
cosi comodo, il tuo manico, per maneggiarti!"
"Oh, Padrone! Voi dite delle parole..."
"Vuoi muoverti! Oppure prendo lo staffile grande! Là... un po' più
veloce, adesso... segui la cadenza delle verghe... Ah, ti fa sospirare
di voglia, questo ritmo! Vedi, da quando il tuo Padrone se ne occupa,
tu chiavi meglio. Su! Fai come si deve! Alla buon'ora! La tua posa mi
ricorda una didascalia sotto un'illustrazione di un libro: -Gli pareva
d'essere niente altro che un immenso posteriore davanti all'atroce
sculacciata. Sono sicuro che anche tu, in questo momento, tutto il tuo
essere ti sembra riassunto in quel centro impudico del tuo corpo. E
l'unguento? Sempre là?"
"Oh si... E adesso brucia ancora da quando mi muovo in questa
posizione..."
"Continua. La tua ricompensa è vicina. La donna che tu sogni, e che
forse fotti con la mente, vizioso, ti permetterà di godere... sì... ti
permetterà... a meno che un'altra non la costringa! Su, guarda questo
disegno..."
Ah, l'angosciante immagine! Vi si vedeva quasi unicamente ciò: di
traverso ad un letto, vittorioso dopo delle violenze ed una lotta,
delle possenti cosce ed un pesante sedere di donna con gli stivali
cavalcavano uno scout sconvolto, il pene del quale drizzato sotto di
lei, simbolizzava il vano orgoglio maschile inesorabilmente pompato
dalla vagina. A questa vista, lo schiavo sovreccitato ebbe un rantolo
rauco.

"Questo ti fa effetto, carino! Ti dici che ha proprio perso
l'iniziativa, l'amico! E ti piacerebbe essere al suo posto. Pazienza!
Anche tu la perderai, l'iniziativa. Quando ti dimenerai davvero sotto
le mie verghe, senza volerlo... Guarda, cosi... là... Vedi? Ed ora,
prendo la spilla. La senti bene? Là... e qui... ed ancora qualche
puntura sotto..."
"Ahi! Ahi! Padrone!"
"Vedi se te lo faccio muovere, il tuo dardo, nei cuscini, vizioso! Osa
dire che non ci credi! Lasciati andare; su... Se ciò ti umilia troppo,
resisti per la forma... ma io riprendo le verghe, guarda... e
bisognerà che tu ci passi! All'illusione del sesso, uno schiavo non
resiste a lungo. E al sesso stesso... Questo, l'imparerai un'altra
volta. Domanderò a Patrizia di venire. Ti metterò in ginocchio tra le
sue cosce, con il tuo membro dentro per metà. E lei ti vieterà di
godere. Solamente che io avrò lo staffile e ti obbligherò a muovere.
Capisci il grazioso caso di coscienza? Su! Muoviti!'
"Padrone, è che..."
"D'altronde, hai dovuto aver visto un disegno di questo genere.
Ricordati. L'allievo era in ginocchio davanti alla poltrona, le mani
legate, ben infilzato nella dama che l'esercitava. Lei non aveva che
un déshabillé di merletto, ma anche degli alti stivali di vernice che
toccavano quasi il suo sesso. Sotto una maglia di rete nera, i suoi
bei seni nudi si alzavano un po' ogni volta che lei si divertiva a
contrarre i suoi muscoli sul birillo dell'allievo. E all'ultimo
momento, quando ha deciso di farlo schizzare, sai come ha agito? Gli
ha preso un capezzolo tra le unghie e..."
"Padrone! Non raccontate questo! non potrò più! ',
"Certamente! Tu sai troppo bene cosa procura ciò! Stai pensando
all'estate scorsa, al Parco! Ti avevo vestito da paggio, con dei
pantaloncini da educazione di raso che scoprivano tutto il tuo
didietro, e legato davanti ad uno specchio, perché ti eccitassi
vedendoti cosi carino... Riscaldai gentilmente le tue natiche con
delle verghe, come adesso. Io avevo messo una calzamaglia di seta, con
i miei alti stivali dai bordi bianchi, e vicino al tuo costume si
aveva un bel contrasto. Ti mantenevo per il tuo birillo, che andava e
veniva al ritmo delle cinghiate. Gemevi di voglia almeno altrettanto
che di dolore, ma ti vergognavi a tal punto che non volevi lasciarti
vuotare. Non cosi, Padrone! e' troppo umiliante!, dicevi con voce
sottile... Allora, ti ricordi come l'ho fatta venire, la tua
eiaculazione?"

"Padrone! Non ditelo! No! ......
"La mia mano ha lasciato la tua asta, ed è il tuo capezzolo che ha
preso... tra le unghie... guarda, come farò adesso!... Attenzione! Sto
per stringere! "
"Aaaaahhhhrrrhhh...."
"Ed ecco imbecille! Vuotati!"
Il godimento partiva, formidabile. Capezzolo contorto, natiche colpite,
asta in calore, ano in fiamme, lo schiavo si vuotò rantolando. "Oohh.._.
Oohh... Haaaahh...- Sotto le verghe gli spasmi si succedevano, ognuno
proiettando uno spruzzo... Quello sperma... di venire, non finiva più!
Infine le grida divennero gemiti... sospiri. Poi i muscoli si
distesero... e, quasi incosciente, sprofondò.
Il Padrone immobile guardava. Questi giochi, di nuovo, l'avevano
passabilmente eccitato e gli tirava duramente. Per soddisfarsi egli
esitava. Avrebbe violentato lo schiavo ancora una volta? In quello
stato? O avrebbe usato la sua bocca? O avrebbe chiamato una cameriera
per farsi calmare? Questa perplessità non durò affatto e, con un
sorriso, un'alzata di spalle ne segnò la fine. La vista di quel bel
sedere arrossato dalle verghe e delle lunghe gambe guantate di seta
portò la decisione: è attraverso lo sguardo solamente che egli avrebbe
goduto del suo schiavo, questa volta! Mettendo dunque un piede sul
divano fece uscire il suo membro gonfiato per il desiderio e, proprio
sopra le spalle che aveva striato con il frustino, senza fretta,
cominciò a masturbarsi. Cosi egli possedeva con gli occhi: gonfio in
tutta la sua impudicizia, il bel sedere tanto fustigato e, distese, le
gambe dalla linea perfetta. Lo specchio dall'altra parte raddoppiava
la loro attrattiva ed il piacere, riflettendo anche, in tutta
l'insolenza del suo atto, la sua propria immagine. Sollecitato da
tante eccitazioni l'orgasmo non tardò... Con una salita ineluttabile e
potente lo sperma affluì. Cadde. Fin dalla prima bruciante goccia che
si schiantò tra le sue spalle, lo schiavo aveva capito come, questa
volta, il suo Padrone l'utilizzava. Due, tre altre seguirono, più
pesanti, che si appiattivano al contatto della carne. Egli restava
senza reazioni. Il pensiero solamente lo attraversò di quei
prigionieri che un tempo si marcavano col ferro rovente. Si sentì come
marcato. Ebbe un sospiro di consenso. Era senza dubbio quello che
voleva il suo Padrone che lasciò cadere queste parole:
"La mia firma, tesoro!"
E fu tutto. Già il Padrone si allontanava. Tranquillamente emetteva
dal suo membro un'ultima goccia, poi lo metteva a posto. Davanti allo
specchio si mise a posto la cravatta. Suonò affinché venissero a
prendere lo schiavo e, calmo, senza uno sguardo all'indietro, uscì.
mmediatamente, il rituale ringraziamento cominciò. Poi, rapidamente,
oltrepassò quello che prescriveva la regola. Trascinato dalla passione,
lo schiavo si era imbaldanzito a leccare, con uno strano fervore, le
crudeli mani che aveva avuto solo il permesso di baciare. Per un
attimo, il Padrone tollerò senza dire una parola questa servile
privatezza, ma all'improvviso, ritirando la sua mano destra, afferrò
lo schiavo per le borse e si mise a massaggiare energicamente. Sul suo
polso, sentì la verga sempre inarcata che palpitava. Ed un gemito si
fece sentire, senza che, pertanto, l'omaggio s'interrompesse.
"Che cos'hai ancora? Ti umilia se li tiro? Gemi per così poco?
Vedranno ben altro, l'inverno prossimo, se t'impresto ai miei amici
tedeschi... sì, quella coppia che ti ho detto... sono feticisti del
cuoio, lei e lui, ma anche sadici, lei soprattutto, la rossa Gilda...
L'anno scorso, il mio schiavo mi ha raccontato come l'avevano appeso
per i capezzoli, attaccandogli i polsi ai testicoli, e che lei, allora..."

"Padrone! Per favore!"
"Che cosa - per favore -! Sii un po' logico! Ti lamenti, ma vedo che
ti tira. Allora, è vizio, o cosa?"
"E terribile arraparsi come voi mi fate..."
"Suvvia dunque! Pensa solamente a Gérard che aspetta sempre laggiù! E
completamente solo, lui, con le sue mutande brucianti sulle natiche e
la supposta che gli lavora dentro. Questa è educazione! Non provocarmi
a prendere quei mezzi. E lui, in più, sa che il tutto finirò con un
supplizio. Quale? Lo ignora, ma nell'album ne ha visto un bel
campionario. La sua fantasia lo lavora, sai, come la supposta. E da un
bel po' è eccitato nonostante la sua paura. Egli ci pensa all'album,
al terribile e meraviglioso album. Ah, se tu potessi guardarlo...
Régine l'ha composto con tanta arte e scienza perversa! Poiché non è
solo per ogni supplizio che le "boie" sono parate con abiti
impressionanti o eccitanti, ma, qui e là, intercalati, si trovano
certi disegni, i peggiori, forse, che sono di pura provocazione
carnale. Suggeriscono solamente la crudeltà ma sconvolgono il
desiderio. Solo vederli, tesoro mio, è quasi subire uno stupro!"
"Ah... Padrone... no... no! "
"Sì! Questi contrasti hanno un'efficacia terribile. Vuoi che te ne
descriva uno o due? Ti tirerà cinque minuti di più, ecco tutto.
Vediamo... se mi ricordo... Sì, ecco, guarda -ELOQUENZA DI CARNE-.
Seduta sul bordo della sua cattedra, un'istitutrice parla. Ed è nuda.
Sì nuda, tranne delle meravigliose, interminabili calze di seta,' e
con delle adorabili scarpe dagli altissimi tacchi. E una pura bellezza
carnale, adorabile, offerta... e tuttavia emana da lei una suggestione
crudele. E sai dove proviene ciò? Dagli occhiali che lei ha tenuto.
Dato che, nuda, ella porta degli occhiali, e un po' colorati. Che
trovata! Dietro il loro mistero, si è SICURI che medita delle
raffinate punizioni. E sotto il suo strano sguardo, crederesti ESSERE
tu stesso l'allievo inginocchiato davanti a lei, che non si vede, ma
che si SA essere là, e che si SA che è eccitato, ammirando malgrado la
sua paura! Immagini?

O ancora questa sequenza: da una parte vedi -MAID IN GERMANY-, una
terrorizzante cameriera in piedi, la frusta in mano, al di sopra di
una virilità anonima che si drizza invano... e sul retro, è l'assurdo
-FUSCELLO PENSANTE-, l'uomo, inginocchiato, incatenato tra i sessi con
gli stivali delle due dominatrici, con un occhio vago da filosofo che
medita ed un'asta affascinata che si tende verso l'ideale! Ma tu, se
vedi questo disegno, quello che ti affascina, è il culo regale della
donna vista di schiena, che sormonta due colonne di cuoio nero che
sono le sue gambe! Ed è, di fronte a lei, il ventre nudo dell'altra
donna i cui troppi alti stivali, con i loro bordi simbolicamente
dentati, formano al suo sesso rosso come un inavvicinabile scrigno. La
suggestione feticistica che emana da questo gruppo è spaventosa,
credimi!"

"Oh, sì, Padrone, vi credo! Lo vedete bene!"
"Allora, se solo ad ascoltarmi descrivere questi disegni ti emozioni
fino a questo punto, giudica del loro effetto su quel povero Gérard
che, aspettando la sua punizione, rischiava di evocarli, suo malgrado!
D'altronde, tu stesso... Ricordati. Non mi hai detto che un giorno, ti
era bastato rivedere in sogno una certa immagine di dominazione
femminile che avevamo guardato insieme... sai, quella guerriera dal
viso duro, sotto un casco di capelli neri, seduta, nuda ma con gli
stivali, cosce aperte, il sesso bene in vista, su un pavese sostenuto
da quattro schiavi, e che allora... E vero?"
"E' vero, Padrone".
"Davanti a lei, in sogno, ti sei vuotato, tuo malgrado?"
"Sì Padrone... ma non lei sola..."
"Precisa! "
"Avevo sognato dapprima... con voi nella foresta... Mi facevate
camminare davanti, come al solito. Con i miei tacchi alti, era
difficile... inciampavo... Ero nudo sotto il lungo vestito trasparente...
con le grandi calze da scena che devo indossare per ballare davanti a
voi... Ai miei fianchi, avevo il guinzaglio che le tirava ad ogni
passo falso... ed il vostro frustino tutte le volte mordeva le mie
natiche... Ad un certo punto, mi avete gettato sul muschio, in
ginocchio. Voi eravate in abito da cavallerizzo, con gli stivali... mi
avete... Oh, mi vergogno! cavalcato... come la vostra cavalcatura...
penetrato... e poi all'improvviso, il sogno continuava in una cella...
Là, voi eravate in maglione di cuoio, io nudo, attaccato... e di colpo,
ci fu quella guerriera... ma adesso, con un fallo enorme... che mi
guardava mentre ero stuprato!"

"Sì! Allora tutto è schizzato e ti sei risvegliato... Davvero, non ti
compiango. Ma cominci ad innervosirmi con le tue storie indecenti.
Poiché parli di calze di seta, mettiti dunque in divisa. Mi viene
voglia di vedere ballare un po' le tue natiche, e le tue belle cosce
dimenarsi sui tacchi alti. Qui, andrà certamente meglio che sulla
sabbia della foresta! Dopo, mi succhierai, e senza dubbio, godrò nella
tua bocca. Vedremo se fai progressi. Su! In divisa! Ti do quattro
minuti".
Rialzandosi subito, lo schiavo si affrettò ad andare a prendere i
paramenti prescritti e cominciò a metterli: le lunghe calze di scena
grigio fumo, molto trasparenti, le scarpe di vernice a doppia fibbia
così impudiche e le giarrettiere in tulle nero, la sua ultima
creazione! Durante questa vestizione, il Padrone andava e veniva
intorno a lui o, fermandosi, lo sorvegliava molto da vicino. Talvolta,
un rapido colpo del frustino su un mobile segnava la stizza di dover
attendere e, a quell'inquietante richiamo, lo schiavo diventava
maldestro e si turbava. Infatti, come affrettarsi per cosi minuziosi
aggiustamenti? Terminò pertanto nel limite imposto.
"E' finito? Allora in piedi! Ispezione! A sinistra, la cucitura è di
traverso: avrai cinque schiaffi. La fibbia destra non è ben stretta:
altri cinque schiaffi. Presenta le tue natiche. E divieto di muoversi!"
Docilmente, secondo la regola, lo schiavo alzò le braccia e, inarcate
le reni, tese bene il suo sedere. La mano sinistra del Padrone lo
afferrò per il membro e la destra si abbatté. Quasi senza intervalli,
i dieci forti schiaffi furono applicati consecutivamente, Ritmo
ridotto perché il dolore si accumula e sembra raggiungere il suo
parossismo solo una volta terminata la punizione. Fu questo il caso, e
già il Padrone era tornato a sedersi che lo schiavo, ancora in
posizione di castigo, non osava portare le mani sulle natiche che gli
bruciavano. Però, per un curioso riflesso, la sua verga, appena
liberata, si era messa ad inarcarsi spasmodicamente come sotto le
pulsioni di una corrente elettrica.
"Allora, sognerai a lungo così? Che cosa aspetti per mettere lo
specchio davanti a me? Eh? Svegliati! E voglio che oggi tu trovi una
graziosa posa per mettere in valore sotto i miei occhi quello che hai
di buono. Hai capito? Ma, accidenti! Dove hai la testa? Che cosa fai
con lo specchio?"
"Non lo so più, Padrone! Perdonate! Sono così nervoso... "
"Questo tesoro! E' nervoso!"
"Perdonatemi, Padrone! E' terribile essere cosi eccitati... senza
sapere..."
"E' questo che ti turba, mio caro? Bisognava dirlo! Vorresti forse che
il tuo Padrone ti calmasse prima che tu cominci a succhiarlo? E'
questo che pensi? Per succhiare meglio?"
"Se vorreste farlo, si, Padrone... "
' Vedi come indovino? E' commovente. E insomma, per quello che chiedi,
credo che tu abbia ragione. Se ti vuoto, questo ti libererà lo spirito.
Ti applicherai meglio. Allora, vieni qui... tra le mie ginocchia.
Presentazione rovesciata".
"Oh, Padrone! Non cosi, per favore! E' così umiliante! "
"E' vergognoso, si. E dopo? Non si tratta di una ricompensa che io
sappia. Se decido di vuotarti adesso è perché tu sia più assorto in
quello che devi fare. Niente illusioni, soprattutto! E sii contento
che non ti mandi a farti vuotare dalla cameriera al gabinetto! Lei ha
la mano dura, lo sai. Su, presto! In posizione! Presentati!"
Allora, dato che bisognava ubbidire, ci fu l'umiliante messa in
posizione, sulla schiena, le ginocchia portate vicino alle spalle, il
sedere in faccia al soffitto, i testicoli offerti come su uno zoccolo,
la verga puntata in basso, di fronte al viso, e quella certezza
sconvolgente che tra un secondo, o tra un minuto, o fra tre, come
saperlo? Ma, fin dalla presa in mano del Padrone, tutto sprizzerà e
che sarà un sollievo terribile, sia che si compia nella voluttà o
nella sofferenza, secondo l'imprevedibile capriccio di quella mano al
lavoro di cui ci si diletta a non resisterle mai... L'estro della
mano, questa volta, fu di mostrarsi pietosa e lo schiavo, nel vuotarsi
cosi, poté gustare nella sua pienezza l'infame delizia di essere
costretto senza remissione.
Il metodo si rivelò efficace. Qualche minuto dopo, per quanto si
sentisse stanco e rotto, si sentiva anche lo spirito stranamente
libero, mentre allungato per metà, e per metà seduto tra le ginocchia
del Padrone compiva il suo servile ufficio della fellatio. Con tutta
la sua umile buona volontà, si applicava. Quest'atto, egli non lo
ignorava, è l'unico grazie al quale uno schiavo possa, non come uno
strumento od un recipiente passivo, ma per sua propria iniziativa,
liberamente in qualche modo, elaborare il piacere per il suo Padrone.
E così, come tutti gli schiavi di ogni epoca, traeva dalla sua
applicazione un umile orgoglio. Coscienziosamente sottometteva la sua
bocca distesa alle esigenze del membro che gli sembrava enorme.
Instancabilmente, si sforzava di respingerne la pelle che, da sola,
sempre ritornava ad applicarsi come un fodero, e, come ogni volta,
pensava quanto quella parola di fodero era appropriata per il duro
pene che, altre volte, s'immergeva in lui come un pugnale. Che
contrasto tra l'attitudine di quell'organo-padrone ed il comportamento
della sua verga che, appena tesa, si scoperchiava da sola, esibendosi
subito senza protezione, spoglia, femminile per così dire nella sua
impudicizia!
Infine il godimento si annunciò ed un'emozione quasi passionale
afferrò lo schiavo con un totale fervore, si sforzò di terminare senza
errori la sua opera, attento contemporaneamente a stringere giusto
abbastanza nell'anello delle sue labbra il glande gonfio, a sfiorarlo
come bisognava dal disotto con la punta della lingua, ad accogliere
infine ed a berne senza perdere niente l'intera eiaculazione. Quando
sentì che il piacere completo era ottenuto, si mantenne ancora in
funzione, ma quasi immobile, cercando, con una specie di riconoscenza,
di prolungare le risonanze della voluttà. Fu quel giorno che, per la
prima volta, constatò che nell'istante in cui egli inghiottiva lo
sperma, la sua verga, nonostante il recente svuotamento, aveva avuto
una pulsazione improvvisa, come l'annuncio di una ripresa di erezione.
Questa constatazione lo sconvolse perché nel farla trovava uno strano
miscuglio, di vergogna e di gioia... Poi venne il segno che bastava:
la mano del Padrone si posò sulla testa dell'officiante e la respinse.
"Andava bene. Sono soddisfatto. Stai certamente progredendo. Ti
ricordi la tua prima lezione? Ti avevo attaccato su un cavalletto.
Avevo il mio vestito di cuoio nero e grandi stivali di vernice, mi
pare. Mi alzavo ogni tanto per frustarti. Avevo lo specchio davanti a
me. Era piacevole a vedersi. E tu non avevi uno staffile impiantato da
qualche parte?"

"Si, Padrone. Come vi ricordate!"
"Certamente! Non ci sarebbe addestramento possibile, altrimenti. E
credimi, carino, dei miei schiavi io so talvolta delle cose che loro
stessi non conoscono. Sono io che gliele rivelo, un giorno... non
sempre... Tu per esempio, in questo momento, sei sorpreso, e molto
emozionato, di sentirti quasi di nuovo arrapare malgrado il tuo spurgo.
Ti fa effetto quando mi bevi, adesso!"
"Avete dunque sentito, Padrone?"
"Non te lo rimprovero mica! Ed inoltre, dato che ciò si adatta
perfettamente ai miei progetti per il dopo-lettura, voglio
incoraggiarti. Rimettiti dunque in posizione rovesciata. T'introdurrò
un po' di unguento rosso. Agirà mentre ti leggerò la fine del
racconto. Ti renderai così un po' conto di quello che provava Gérard
con la sua supposta. Porta il mio dito di gomma ed il vasetto che c'è
sulla piccola mensola. Presto! E vieni a piazzarti".
In ansia per questa novità inquietante ma eccitandosene già malgrado
lui, lo schiavo obbedì e ven