IL MARCHIO 

Forse sono diventata pazza, hanno ragione loro. Siamo nel duemila, sono una
che ha sempre pensato che la libertà è sacra e inviolabile, che neppure gli
animali dovrebbero essere prigionieri dei nostri capricci.
Eppure io oggi ho chiesto al mio Padrone qualcosa che non avrei mai pensato
di chiedere a nessun altro.

Ho voluto avere il suo marchio.
Ne avevamo già parlato, lui l'aveva preparato.
Una G, l'iniziale del suo nome.

Sono folle! Non capisco più nulla, ho paura quasi di me stessa, non so dove
mi porterà questa mia passione per lui, questo mio amore, forse parola che 
i più non riusciranno a capire, parlando di sadomaso.

Eppure ve lo giuro che se una persona non  lo prova per l'atra non può in 
alcuna maniera accettare di essere marchiata.
Stanno cadendo uno dopo l'altro tutti i miei punti fissi, le mie convinzioni
di un tempo. La mia bussola è cambiata.

Sono qui davanti allo specchio, a guardarmi il mio marchietto sulla natica, 
e mi cocco! lo. Solo pochi mesi fa, esattamente nel periodo di Natale, avevo
detto: "Nessuno mai mi avrà così profondamente, nessuno mai avrà la mia 
anima", e ora sono arrivata a questo?

Oggi invece sono felice, felice per questo... eppure una nuvola lontana si 
affaccia all'orizzonte... Mi fa pensare a una persona, a un Padrone che aveva
tutto di me, e non mi ha mai capita, non mi ha mai voluto fino in fondo, al 
fatto che questo marchio poteva essere suo...
Eppure io sono innamorata di Tecnicamente, non riuscirei mai a staccarmi da 
lui, eppure quella nuvola mi fa paura, è ancora in un angolo del mio cuore...
Ma oggi forse questo servirà a cancellarla definitivamente. Un'altro passo 
verso altri orizzonti, verso un infinito di amore e piacere....
Oggi uscendo di casa, sapevo perfettamente che quando sarei tornata non sarei
stata più di nessun altro se non del mio Padrone.

"Cosa devo mettermi Padrone?".
"Gonna, maglietta, e niente sotto mia schiava.".
Mi sono messa la gonna nera, una maglietta bianca trasparente, e un paio 
di sandali neri alti legati fino sotto il ginocchio. Avevo la mente 
completamente vuota. 

Nessun ricordo, nessun pensiero nessun desiderio. Solo e unicamente avevo
davanti a me quello che volevo e desideravo.
Dall'auto lo chiamai. Non resistevo a non sentirlo. Gli chiesi cosa dovevo
fare, anche se lo sapevo già e in effetti ui rispose: "Cucciola quello che 
ti ho ordinato ieri sera."

Lo sapevo, lo sapevo... ma volevo sentirmelo dire ancora.
Arrivai nel parcheggio davanti al nostro appartamento. Non c'era nessuno. 
La finale dei mondiali aveva svuotato le strade e anche nel parcheggio non si
vedeva. Alzai la gonna e cominciai a toccarmi.

Non c'era bisogno di eccitarmi, ma gli ordini si eseguono, e poi era 
piacevole sentire le proprie dita scivolare dentro e sentire l'umido che le 
bagna. Le tolsi e le appoggiai sulle labbra. Con la lingua cominciai a 
leccarle, una alla volta lentamente, volevo che anche quel gesto aumentasse 
in me la voglia. Poi rimisi a posto la gonna e scesi dall'auto.

Cominciai a entrare nel vano delle scale. Non si sentiva anche lì nessun 
rumore, salii velocemente e quando fui davanti alla porta mi fermai.
Un attimo. Un momento.
Cosa stavo facendo?
Subito mi ripresi. alzai nuovamente la gonna, misi lo zainetto vicino alla 
porta, e mi misi carponi, con il culo girato verso la porta..
Con la mano suonai il campanello.
Aprì. "Entra cagnetta, su! Nell'angolo svelta.".
Mi girai ed entrai a carponi. Sapevo dove andare e mi misi nell'angolo.
Lui mi si avvicino e con la mano controllò la mia fica.
Cavolo che voglia... che voglia di lui...

Prese un dildo dal tavolo e, allargandomi il culo me lo mise dentro, all'
inizio piano poi dentro in maniera forte.
Mi disse: "Alzati ora! Girati svelta, contro il muro fammi vedere come sai
godere! Fallo per il tuo Padrone! Avanti cagnetta!".
Mi rialzai, lo guardai fisso.
Mi piace il suo sguardo, mi piace sempre. Dolce e deciso.
Mi slacciai la camicetta, alzai la gonna e la fermai nella cintura.

Non mi aveva detto di spogliarm! i, e non lo avrei mai fatto senza un suo 
ordine. Il dildo, intanto, cominciava a muoversi, con i movimenti del mio
corpo. Con una mano cominciai a toccarmi la fica.
Facevo entrare e uscire le dita, e le mie gambe ritmavano il coito.

L'altra mano accarezzava e, pizzicava in un'altalena di piacere il capezzolo 
del seno. Il mio respiro accellerava, e il mio sguardo era fisso su di lui...
Il mio pensiero era su di lui.
Lui che mi guardava e mi sorrideva.
"Brava cagnetta, fai vedere al tuo Padrone quanto sei Troia.".
Ero ormai al culmine, altro che troia, mi sentivo un tutt'uno con il calore,
con la voglia di lui... stavo per arrivare quando lui mi dice "Ora basta!".

Lo avrei ucciso. Una parola venire a patti con la voglia e il suo ordine, una 
parola, ma lo feci. Ero tutta sudata. Mi si avvicino, mi bacio e mi sfilo la
camicetta. Mi prese i capezzoli e cominciò a tirarli, a strizzarli, a giocarci.
Io morivo... "Padrone ho voglia di te, ho voglia di essere tua... per 
piacere prendimi". "Non cosi in fretta cagnetta non cosi in fretta:".
Si girò prese dal tavolo il collare, e me lo mise al collo.
Mi slaccio il reggiseno, prese le polsiere e le cavigliere e lentamente me le
mise, senza fretta, meticolosamente stringeva i laccetti, e poi mi guardava.

Quando fu all'ultimo mi guardo e mi chiese: "Paura?".
"No, mai con te Padrone.".
Sul tavolo della cucina aveva preparato i suoi giochi, e fra quelli intraviddi
il marchietto. Il cuore ebbe un sobbalzo, lui non lo notò.

I miei occhi si illuminarono, come il mio pensiero che correva al momento che 
attendevo da tanto, di cui avevo paura e voglia insieme. Mi sfilò la gonna.
Mi prese per mano e mi accompagnò in bagno.
"Perchè in bagno?" pensai. "Cazzo la fatto!!!". Aveva agganciato due ganci al
di sopra del bidè alla trave del soffitto, che essendo una mansarda era 
relativamente ad altezza uomo, o meglio slave.

Cosi mi ritrovai gambe larghe ! sul bide agganciata al soffitto.
"Ti uccido" sussurrai..

Megli se non mi sente... comincio con il toccarmi, con giocare ancora con i
miei capezzoli, poi con un bacio, usci dal bagno.
Ci fece ritorno, pochi attimi dopo con delle mollettine e un vibratore.
Prese i miei capezzoli, uno alla volta, e ci mise delle mollettine che erano
unite fra loro da una catenella d'oro.

Poi infilo nella mia fica la pallina vibrannte e, con il comando lo porto al
massimo, lo appoggio poi all'orlo del bidè. Mi diede un bacio, e usci.

"Cavolo che cazzo fa?".
"Mi lascia qui cosi?".

"Ho una voglia che muoio e sto cavolo di coso la stuzzica soltanto, muoio 
prima che lui rientri.".
Sentii la porta dell'ingresso aprirsi e chiudersi. "Cavolo se ne andato!".
Sapevo che non avrebbe mai fatto nulla che avrebbe potuto farmi male davvero,
o nuocermi nella mia situazione famigliare e anche se cavolo l'avrei ucciso, 
ero tranquilla.

Totalmente tranquilla, tranne per un parti! colare in mezzo alle gambe che 
accidenti a lui, faceva venire una voglia del cavolo, voglia che non mi era 
passata da prima, ma conclude un gran poco.
Finalmente lo sentii rientrare, si affaccio alla porta del bagno.
"Paura?".
Lo guardai con uno sguardo del tipo "Ti uccido", ma dissi: 
"Per niente Padrone, ma se non mi sleghi io qui muoio di voglia..".
"Bene vedo che sei bagnata, vuoi continuare la cura?".
"Padrone ti pregoooo togli quell'affare, e prendimi sto scoppiando.".
Con un sorriso, si avvicino mi sfiorò le labbra, e con la mano tolse quell'
orrenda pallina, e ci infilo le sue dita, cavolo che differenza!

Mi accovacciavo, e le stringevo dentro di me.
Quando le tolse, me le fece leccare. Amo farlo, e mentre lo faccio lo guardo.
Amo vedere l'approvazione del mio Padrone nei suoi occhi.
Mi sciolse, non senza un terribile formicolio alle braccia, da quella 
posizione, e mi tolse pure le mollettine ai capezzoli.
Devo dire che fa più male togl! ierle che metterle cavolo.
Mi fece chinare e a carponi uscimmo dal bagno.
Mi fece mettere sulla panca che lui stesso aveva creato, e che aveva 
posizionato vicino alla finestra della cucina.
Mi fece sdraiare a pancia in giu, mi bloccò le caviglie e le braccia con dei 
ganci a dei supporti che si trovavano sulle gambe.
Mi trovavo praticamente a sua disposizione, completamente impotente, 
completamente sua. Non potevo più muovermi.

Sentivo la sua mano che frugava dentro di me, passava dal clitoride al mio 
buchetto, con forza. Sentivo che mi muova il dildo.
Poi si allontano per un momento. Dal tavolo prese la frusta.
Me la fece passare davanti al viso, con la lingua passai le sue corde.
Poi la sentii vibrare e colpirmi.
Colpirmi più volte, io non potevo fare altro che sentirla.
Ero impotente. Il dolore e il piacere si mischiavano, Ogni colpo, era più 
forte del precedente, e ogni cinque sei colpi vedevo il suo viso avvicinarsi 
al mio, darmi un bacio e ritornare a colpirmi.
Quando fini, sentii la sua mano passarmi sulle natiche, dolcemente.

Prese il frustino.
Accidenti quello si che fa male!!
Lo ucciderei. Ma non potevo oppormi.
Vidi la sua mano avvicinarsi alla mia bocca, tapparmela.
Oddio!.
Comincio a colpirmi... cazzo fanno male.
Ma i segni che lascia, poi mi piacciono di più, il ricordo di lui mi 
accompagna durante la settimana, quando non lo posso vedere, ma solo sentire.
Lo vidi prendere qualcosaltro dal tavolo.
Si avvicino era un foulard, il foulard che mi aveva regalato lui.
Capii che era giunto il momento.
"Questo non posso ordinarlo, posso chiedertelo, ma non posso importerlo. 
Sei convinta?"
"Si Padrone lo voglio".
Mi lego la bocca, stretta stretta.
Lo sentivo accendere il fornello della cucina, armeggiare.
Io chiudevo e aprivo gli occhi, temevo e volevo, volevo.
Sentii un solo dolore, un unico lampo.
Fatto.
Poi più nulla.
Solo odore di pelle bruci! ata.
La mia.
Mi si avvicinò mi sciolse il bavaglio, e mi bacio.
"Ricorda ora sei mia per sempre".
"Si Padrone per sempre".
Prese la macchina fotografica e mi fece delle foto, mi fece vedere.
Poi con la garza e il cerotto copri il tutto. Mi sciolse.
E da Padrone e slave, diventammo amanti.
Ora io ero totalmente sua.
Sua per sempre. 


Mara