Ancora un minuto e nel suo sogno Jean Louis
avrebbe eiaculato! Una donna lo cavalcava in piedi sulla sua
schiena. Era delizioso ma anche doloroso. Pesava tremendamente.
Lui non ne poteva più.
La donna aveva le fattezze di Madame de Varennes, la sua prima
avventura, la sua grande speranza! Reggeva con una mano le briglie
e con l'altra la gonna, scoprendo così i piedi inguainati in un
paio di splendidi stivali. Ogni tanto, lo stuzzicava con il suo
corto frustino da cavallerizza. Lui ovviamente era nudo e carponi
a terra. Quando stava per eiaculare, la sua meravigliosa padrona
glielo impediva.
Lo pungolava anzi a correre di più piantandogli nei reni quei suoi
piedini voluttuosi. E lui riprendeva a portarla a spasso, sempre
più eccitato. Ma ora basta... non ne poteva più... bramava...
doveva eiaculare! E lei invece lo incitava a resistere, lo
minacciava: guai, a disobbedirle! Così, in un supremo sforzo, Jean
Louis si svegliò!

Era coricato sul ventre, la verga calda e pulsante contro il suo
candido lenzuolo. Non é certo questo il modo adatto per cominciare
la giornata, fu il primo suo pensiero. Corse con un salto a
mettere la testa sotto il lavandino. Evitò l'incidente per un
pelo.
Proprio in quel momento squillò la sveglia. E Jean Louis si
ritrovò nella squallida sua realtà. No, basta con i sogni! Era più
che deciso, ora, a trasformare la fantasia in realtà. Ma se voleva
avere qualche chance d'incontrare la bella cavallerizza che lo
torturava in sogno, occorreva anzi tutto incontrarla, e poi
corteggiarla, e poi ancora domandarle il permesso di andare a
farle visita! Insomma, per il timido Jean Louis, un coacervo di
improbabili azioni.
Rasandosi (cosa che allora faceva solo ogni tre o quattro giorni a
causa delle guance imberbi) egli si ricordò la sua avventura.
Poche cose, invero: ma che lo avevano scombussolato.
Si era incontrato, un mattino, subito dopo essere uscite di casa
per andare al liceo, con una bella sconosciuta. Sebbene fosse a
piedi, la donna era vestita come una amazzone. Pertanto Jean Louis
fu subito attratto dall'idea di seguirla. La donna entrò in un
maneggio, e lui stette delle ore, fuori al freddo, ad aspettarla.
Era preoccupato perché non avrebbe saputo come giustificare la
propria assenza da scuola. Poi, lo choc: quando ella uscì a
cavallo, meravigliosa, altezzosa, e lui restò lì come un allocco
senza osare fare un passo. Quand'ella infine sparì, all'uomo non
rimase che la certezza angosciosa che non l'avrebbe più rivista.
Invece, non solo l'incontrò il giorno seguente, ma riuscì a
seguirla fino al Bois. Alla fine, aveva imparato a riconoscerne
gli orari, e riusciva a vederla quasi ogni giorno, a discapito
dello studio.
Non riusciva a pensare ad altro che a quella donna e lei, per
inciso, avrebbe ben dovuto notarlo! Due o tre volte perfino le
aveva sorriso! E lei? Si, forse lei anche. O forse no.
Comunque, l'altro giorno, la donna si era fermata incuriosita da
quel giovane corteggiatore tanto assiduo, e gli aveva chiesto come
lui si chiamasse.
- Jean Louis! - Aveva risposto felice e lei, per tutta risposta,
aveva allontanato l'avambraccio guantato che tentava goffamente di
agguantare al fine di baciarle la mano.
Poi la sorpresa! Incredibile! La domenica seguente, ad uno di quei
noiosi ricevimenti organizzati dai suoi genitori, Jean Louis
rivide la donna.
- Jean -, diceva sua madre, - Ma come, non saluti tua zia? -
Capisco che è da molto tempo che non la vedi, ma...
Lui non capiva più nulla. La testa gli ribolliva. Tua zia! Tua zia!
Tua zia! Non poteva essere vero? Naturalmente, non aveva fatto
alcun accenno ai loro incontri; ma quando per un istante furono
lasciati soli, la donna lo guardò in un modo che risvegliò in lui
i più indecenti desideri. Peccato che poi sua madre lo avesse
mandato a studiare in camera sua. No, tutto sarebbe dovuto
avvenire fuori dalle mura domestiche.
Ripensava al sogno ed il suo membro, di nuovo, s'ingrossava
prossimo a scoppiare. Ci sarebbe proprio mancato che mentre si
perdeva in fantasticherie a casa, fosse arrivato tardi al loro
sottinteso (lui ormai lo credeva tale) appuntamento! Velocemente,
Jean Louis fini di vestirsi ed usci di casa.
Purtroppo la vide, ma da lontano, che già s'allontanava, bella ed
irraggiungibile. Jean Louis era costernato. Tanto peggio. Avrebbe
spiato l'indirizzo sull'agenda di sua madre e nel pomeriggio
sarebbe passato a trovarla a casa. Come dice un proverbio arabo "l'uomo
di successo cammina dietro le gonne! "
Ormai Jean Louis aveva preso la sua irrevocabile decisione, ed il
cielo solo sa quanta fatica fosse costata alla sua naturale
timidezza. Sicché alle due del pomeriggio era davanti alla porta
di una villetta. Verificò per l'ennesima volta il nodo alla
cravatta e tirò su i polsini. Diciassette anni, pensava ed alle
prime armi!
Suonò alla porta e venne ad aprirgli una cameriera scura di
capelli e dalla corporatura massiccia. Lui era ovviamente
intimorito.
- Scusi, Madame de Varennes é in casa? Io sono suo nipote Jean
Louis, se non disturbo...
La cameriera gli lanciò uno sguardo che lo fece arrossire ancora
di più.
- Non so. Vado a vedere.
Quindi c'era. Bisognava vedere s'era disposta a riceverlo. Quando
fu di ritorno lo introdusse in un saloncino. Il ragazzo non stava
nella pelle dalla felicità.
E finalmente Madame de Varennes fece il suo maestoso ingresso.
- Ma guarda guarda. Jean Louis! Adesso forse fai visita alle
signore. Forza, non stare così impalato. O hai dimenticato che in
simili circostanze é d'uso baciare la mano?
- Oh, zia! Scusate tanto. Vedete, non sono molto pratico di queste
cose. Mi sono permesso...
Lei si era messa a sedere sul bordo di un tavolo e sorrideva.
Sorrideva...
- Ma hai fatto benissimo! Si vede che non perdi tempo, tu!
Ufficialmente, noi ci siamo visti per la prima volta domenica, e
tu vieni già a rendermi visita. O vieni forse da parte di tua
madre?
- Oh no, zia. Sono solo. Passavo di qui per caso e...
- Eh no. Il caso non c'entra affatto. Non più, almeno, delle tue
piccole gite al Bois. Sono sicura che é da domenica che non pensi
ad altro che a questa visita .
- Come fate a saperlo? - Sbottò lui ingenuamente. - E' vero. E'
proprio così!
- E allora vedi? Prima hai detto una piccola bugia. Ed i bugiardi
vanno castigati. In ginocchio, subito, davanti a me!
Aveva pronunciato le ultime parole con un tono che non ammetteva
repliche.
- Ma zia!
- Jean Louis! Quando si é dinanzi ad una signora non si discutono
i suoi ordini. In ginocchio, presto.
Rapidamente, per ben due volte la mano della donna calò
pesantemente sulle guance di Jean.
- E questo é uno schiaffo... e questo é un altro. Impara a dire la
verità!
- Ed ora baciami la mano, piccolo idiota. E sorridi. Sono primi
che ricevi, ma non saranno di certo gli ultimi. Ora alzati! Oh no,
non sul divano! Siediti per terra, ai miei piedi. L'altro giorno
quasi ho avuto l'impressione che tu volessi fare la corte a tua
zia!
- Davvero?
- Certo. Se l'ho detto é così.
A cuccia come un cane, il povero adolescente percepiva l'acre
odore degli stivali come un afrodisiaco. A quel punto, eccitato,
decise di mettere da parte la timidezza.
- Oh, zia. Avete delle suole così graziose, e dei talloni così
alti! Non ho mai veduto nulla di più bello.
- Oh, vedo che hai del buon gusto! Vorrà dire che ti permetterò di
baciare ciò che ti piace tanto!
- Oh, non avrei mai... ma se é per farle piacere!
- Idiota, é a te che faccio un piacere. No, non quello. Bacia il
piede che é per terra!
Jean Louis s'abbassò cominciando a strisciare.
- Ecco, prosternati. Resta così un istante. Fammi sentire il tuo
fiato attraverso il cuoio. Senti com'è profumato? Respira bene.
Ecco. Ora alzati e bacia l'altro piede. Bravo. Ed ora ricomponiti.
Raccontami di te. Scommetto che la sera ti addormenti pensando a
me!

- Si, zia. Dal giorno che vi ho vista la prima volta, anche di
giorno non riesco a pensare che a Voi!
- Vedi? E in che modo pensi a me?
- Mi dico: com'è bella, com'è maestosa! Ricordo il Vostro profumo,
la Vostra voce, il meraviglioso momento nel quale ho potuto
prenderVi la mano...
- Insomma, pensi a me come farebbe un innamorato!
- Non come farebbe... Ma... come sono innamorato!
- No! Ma allora è stato un colpo di fulmine!
- Può darsi. In ogni caso, tutto ciò dura ormai da più di tre mesi!
- Caspita!
- Oh, Vi prego, non burlateVi di me! Io ho diciotto anni e sono
certo...
- Meno di diciotto anni, credo.
- Mese più mese meno, che cosa significa! Vi giuro che le mie
intenzioni sono serie. Non crederete che cerchi la semplice
avventura, spero? Io Vi amo, come dire? Più di ogni altra cosa al
mondo. Certo, vorrei essere più uomo e meno ragazzo, ma la mia età
non é una colpa. E poi, nell'adolescenza i sensi sono, ma come si
dice?
- Come si dice! Sei un poema, Jean Louis! Insomma, é semplice: tu
vorresti venire a letto con me. Soprattutto dopo tre giorni che
siamo stati presentati ufficialmente. E' formidabile, non trovi?
- Io non l'ho detto!
- Ma lo hai pensato. E sei venuto a casa mia per tastare il
terreno
- Oh!
- Capisco che sei giovane, e come dici tu, con i sensi facili ad
incendiarsi. Io sono bella e all'istinto non si comanda. Ma la tua
audacia supera anche questo limite. Dimmi un po': dove lo trovi
tutto questo coraggio?
- M'era parso di capire...
- Che cosa? Solo perché ti ho sorriso una o due volte al Bois?
- Anche. Ma non solamente per questo. Domenica, ecco, io ho avuto
l'impressione...
- Ah! Ahi! Ahi! Capirai il signorino ha avuto l'impressione! Quale
impressione? Forse che mi sia lasciata corteggiare quando siamo
stati soli?
- Sì. E poi, la sera ho sentito i miei che parlavano di Voi...
- Questo è interessante. E dimmi, che cosa dicevano sulla tua
zietta?
- Non so se debbo dirvelo. In fondo non é corretto da parte mia,
né gentile. E se poi Voi doveste offendervi?
- Forza!
- Ecco: dicevano che siete pericolosa.. Che rendete i vostri
innamorati in uno stato pietoso. E ancora si domandavano perché,
dopo dodici anni di silenzio, siete riapparsa all'improvviso con
una visita. Insinuavano che ora cominciate a patire la solitudine,
che avete fatto male a non sposarVi!
- E tu hai creduto a tutto ciò?
- Tutto? Oh no! Già l'indomani ho preso le vostre difese.
Ho detto che siete bella e gentile. Ma mi hanno trattato come un
bambino. Papà vi ha paragonata alla maga Circe. A una sirena
incantatrice. E quando ho chiesto quando Vi avrei rivista, mi
hanno impedito di parlare ancora di Voi. Ho pensato che erano
ingiusti. Ed ora, beh, eccomi qui!
Madame de Varennes s'alzò in piedi. Anche se non voleva darlo a
vedere, tanta fedeltà l'aveva colpita.
- Ti dirò una cosa, piccolo stupido quello che hanno detto di me é
vero! Mi piace sottomettere gli uomini, dominarli. Però non saprei
proprio cosa farne di un galoppino come te. Vattene ora, e non
rimettere più piede in questa casa!
- Oh no, Vi supplico! Non cacciatemi!
- Ho detto di non farti più rivedere!
- Vi giuro che Vi amo! Non penso che a Voi. Vi supplico,
lasciatemi tornare. Sarò saggio e non Vi chiederò mai nulla -.
- Te lo ripeto: no!
Si era gettato ai piedi di Madame de Varennes e la stava
implorando con tutte le sue forze. Con la testa volta in alto
verso di lei, la supplicava come un cucciolo impaurito. Senza
rispondere, la donna lo fissava duramente. Infine, ella fece un
impercettibile cenno d'assenso con il capo.
- Potrei anche dire ai tuoi della visita, che ne dici?
- No!!!!!!
Jean Louis era impallidito come un fantasma. Evidentemente la
donna si divertiva a tormentarlo.
- In fondo, basterebbe una telefonata...
- Oh no, no... Ve ne supplico, questo no. Ordinatemi qualsiasi
cosa. Qualsiasi .
- E va bene. Non telefonerò
- Oh, grazie zia!
- Ma ad una condizione
- Ve lo ripeto! Accetto qualsiasi condizione
- Venendo qui, tu hai disobbedito. Inoltre hai pensato a tua zia
in una maniera indecente. Non negarlo! Era alle mie gambe che
pensavi nel tuo letto, questa é la verità, altro che alla voce o
ai sorrisi .
Mentre parlava, la donna gli si era avvicinata squadrandolo
duramente. Una gobba sui pantaloni del ragazzo ne rivelava
l'eccitazione.
- Ecco, vedi? Quel gonfiore sotto i tuoi calzoni dice ciò che tu
stai pensando di me!
- Oh zia, non mi toccate!
La mano della donna, infatti, si era spudoratamente avvicinata
alla patta. Ed il ragazzo, istintivamente, aveva fatto il gesto di
ritrarsi.
- Taci tu! Se ti tocco é solo per dimostrare che ho ragione. Ho
detto che occorre una punizione per i tuoi desideri ed il tuo
comportamento indecente. Io avrei telefonato a tua madre perché
provvedesse lei. Ma, visto che hai tanta paura, mi pare logico che
la punizione debba venire qui!
- Capisco, volete ancora schiaffeggiarmi. Ebbene fatelo! Lo
preferisco a una Vostra telefonata!
- Schiaffeggiarti? Oh no! Sculacciarti, vorrai dire!
- Ma zia, che dite. E' impossibile. Alla mia età, poi. Per quanto
giovane, non sono più un bambino!
- Se dico che devi essere sculacciato, tu sarai sculacciato.
D'accordo o no!
- Ma zia! Lo dite solo per farmi paura. Non parlerete davvero
seriamente?
- Io parlo sempre seriamente quando dico ad uno schiavo che sta
per essere battuto.
- Ad uno schiavo? Non capisco
- Capirai adesso!
Ella lo lasciò il tempo necessario per suonare il campanello. Due
minuti dopo apparve la grossa cameriera bruna.
- Solange, preparate questo ragazzo per la sculacciatura, prego!
- Che significa, zia? No, non mi toccate. Voi! Lasciate stare i
miei vestiti, non voglio! Ridatemi la giacca. Ah, così mi fate
male. Ahi, le mani! No, non legatemi le mani. E lasciate stare i
miei calzoni. E le mutande! Siete impazzita, Voi! Che vergogna,
cielo che vergogna!
- Portiamolo di là. Staremo più comodi.
Ben presto la zia e la cameriera costrinsero Jean Louis a seguirle
nella stanza vicina. Al fondo, la zia si coricò su un letto
accendendosi con aria annoiata una sigaretta. Lasciò apposta
scoperta una gamba sino alla coscia, avvolta da una calza di
finissima seta. Jean Louis non riusciva a staccare lo sguardo
dall'erotico spettacolo che gli era così generosamente offerto. Ne
era così affascinato, che tutto subito non si accorse degli altri
mobili ed oggetti che arredavano la stanza: ossia, un cavalletto,
una gogna, ed altri strumenti di tortura che pendevano dalle mura
e dal soffitto dando all'ambiente un aspetto sinistro e
sottilmente perverso, un aspetto da reggia di una sadica!
Ad un tratto, la zia fece un cenno alla cameriera e questa manovrò
una leva nascosta. S'udì il ronzio di una carrucola. Ora, dal
soffitto pendeva una lunga e pesante corda di canapa annodata.
Così all'improvviso, quasi senza accorgersene, il ragazzo si trovò
con le mani legate dietro la schiena e con i calzoni arrotolati
lungo le caviglie. Percepiva, sulla pelle tenera e giovanile delle
natiche, un frescolino davvero poco rassicurante. Inoltre, per
mantenere l'equilibrio, fu costretto a piegarsi in avanti ed a
sporgere così il sedere. Una posizione, questa, che oltre ad
umiliarlo gli metteva una dannata paura!
Infine, la zia si rivolse a Solange con una voce che non ammetteva
repliche.
- Con le verghe. E molto forte. Fermati però al sangue. Voglio che
la punizione duri il tempo esatto che io impiegherò a fumare
questa sigaretta!
- Pietà zia. Non mi merito questo. Oh, fatemi la grazia. Ve ne
supplico!
- Tu sarai sculacciato mentre fumo. E siccome amo il silenzio,
queste stupide suppliche non fanno altro che innervosirmi.
Prendete questa sciarpa - disse rivolta a Solange - e
ficcategliela bene in bocca!
Ma prima che la cameriera potesse intervenire, il povero ragazzo
lanciò un grido istintivo. Subito, attraverso la camicia, Solange
gli pizzicò crudelmente un capezzolo.
- Ahhh!!!
- Tieni! - Urlò Solange.
- Ah... um... of... zZf!
Approfittando della bocca spalancata, la donna gli aveva infilato
completamente la sciarpa fra le mascelle, quasi in gola, ed ora il
povero Jean poteva respirare solo con il naso. Di supplicare
ancora, poi, manco se ne parlava. Tutto ciò che riusciva ad
emettere, era un fioco muggito simile a quello di un vitello
prossimo al mattatoio. Inoltre, il terrore gli mozzava le forze.
Dopodiché, Solange gli passò alle spalle. In mano, reggeva un
fascio di flessibili verghe, ancora gocciolanti dell'aceto dove
preventivamente erano state conservate affinché risultassero più
dure. S'udì un fischio acuto. Segno che la punizione era
cominciata.
Madame de Varennes fumava. La sua gonna, si era sollevata di
qualche altro centimetro. Jean Louis non poteva distogliere lo
sguardo dalla gamba spudoratamente esibita. Malgrado il dolore e
le contorsioni, era come ipnotizzato. Con gli occhi socchiusi, sua
zia lo osservava quasi annoiata, al ritmo orientale della lenta
fustigazione. Aveva un'aria distaccata come se nulla stesse
accadendo. Calma, di tanto in tanto, portava alle labbra la
sigaretta. Intanto le verghe seguitavano ad abbattersi
inesorabilmente sulla pelle infuocata ed ormai rossastra.

Quando la sigaretta fu finita, Madame de Varennes fece cenno alla
cameriera di arrestarsi, si levò in piedi e disse:
- Sono certa che gradirai di portarti la sciarpa a casa come
ricordo di questa memorabile giornata. Bene, te ne faccio dono.
Solo esigo una cosa, che tu la tenga in bocca finché non sarai in
strada. Ora scioglietelo, Solange. E naturalmente, fate che in
cinque minuti egli lasci questa casa.
Detto ciò, la zia gli passò alle spalle e spense ciò che restava
della sigaretta sulla sua carne piagata!
Nonostante ciò ch'era accaduto, il giovedì seguente, sette giorni
esatti dalla sua prima visita alla zia, Jean Louis ritornò a
suonare il campanello della dimora di Madame de Varennes. Questa
volta c'era una novità, infatti, al posto di Solange, venne ad
aprirgli la porta una nuova cameriera, bionda slavata, ma con due
occhi egualmente duri e cattivi, sotto il cui sguardo già il
povero Jean si sentiva arrossire dalla testa ai piedi.
Jean Louis si presentò e la donna, per quanto non lo avesse mai
visto in precedenza, lo fece passare. Ciò poteva essere
interpretato favorevolmente. Sua zia aveva ovviamente dato
disposizioni al riguardo.
La donna lo introdusse ben presto in una camera che non aveva
ancora visto. Un imponente paravento la divideva in due parti, e
per sedersi c'era un unico divano coperto di soffici ed enormi
cuscini. Non osando sedervicisi sopra senza esserne stato invitato,
Jean Louis preferì rimanere in piedi.
Qualche istante di attesa spasmodica, ed ecco che fece il suo
ingresso Solange. Jean Louis ne era deluso: avrebbe preferito la
zia. Il ricordo di quella donna era infatti fin troppo cocente!
Questa volta, la cameriera era abbigliata in modo differente: dal
collo altissimo, una fila di perle e di stupendi bottoni neri ne
chiudeva l'abito sin dove cominciavano le pieghe della gonna, la
quale era lunga sin oltre le ginocchia. Jean Louis non aveva mai
veduto nulla di simile. Era abbagliato dalla severa crudeltà che
traspariva dalla donna e dal vestito che indossava.
Apparentemente senza interesse alcuno verso il giovane, Solange
chiuse la porta con un giro di chiave e si mise di fronte allo
specchio. Dopo una ripassata veloce al trucco, piroettò sui
talloni. Forse, se ne andava già. Jean Louis stava per parlare,
per chiederle almeno notizie di sua zia... ma la donna, in un
ultimo ripensamento, gli si parò di fronte prevenendo le sue
imbarazzate domande.
- Voi sapete -, disse, - che vige per sempre il divieto di venire
qui! Ho avvertito vostra zia ed ella mi ha ordinato di frustarvi e
di mettervi in penitenza!
- Ma... - Balbettò Jean.
- Tacete!
Tale era stata l'autorità di Solange ch'egli non osò replicare. La
donna scomparve dietro il paravento. Quando tornò, reggeva una
frusta, o meglio una "cravache", adattissima allo scopo e molto,
molto dolorosa!
- Se vi spoglierete senza storie avrete solo cento colpi. Se
invece mi costringerete ad intervenire come la scorsa settimana, i
colpi saranno centocinquanta! Pensateci bene: cinquanta colpi in
più, sulla pelle già piagata, non sono affatto da sottovalutare!
Così dicendo, quasi con noncuranza, sbottonò leggermente il
corsetto. Ora, il ragazzo non poteva distogliere gli occhi dallo
spettacolo della scollatura della donna, pallida eppure gonfia,
conturbante.
- Allora. Vi spogliate o no?
- Sissignora! - Biascicò in un fiato il poveretto. Quindi cominciò
a slacciare i calzoni.
- Potrei tenere almeno le mutand...
La donna manco lo lasciò finire la frase. Con tono spazientito
disse:
- Nessuna concessione. Conterò fino a cinque. Se al cinque non
sarete nudo come un verme, Vi spoglierò io stessa, ed i colpi
aumenteranno!
- La camicia, almeno!
Forse pensando al pericolo di un raffreddore, la donna gli fece
tale concessione. Jean si levò quindi i pantaloni e, dopo un
ennesimo tentennamento, scoprì intero il suo sedere da
adolescente.
Con gesti sicuri, Solange gli appuntò la camicia sul collo, si che
nulla coprisse le sue natiche. Poi lo portò dietro il paravento.
Su una mensola, troneggiavano diversi oggetti di tortura, a lui
sconosciuti. Egli non fece però in tempo a soffermarvici troppo
sopra. Con cattiveria, la donna aveva portato il primo colpo.
- Aahhh!
- E uno.
Qualche secondo d'attesa, di snervante attesa, e s'abbatté il
secondo.
- Ahi, no...
- Due!
Poi la donna si fermò di più.
- Tre, quattro, cinque...
Senza curarsi minimamente delle contorsioni e delle preghiere del
poveretto, la donna contava i colpi ad alta voce, tranquillamente,
in modo di non sottrarne alcuna forza all'opera fustigatrice,
nemmeno quella che richiede un grido. Tutto il suo corpo, insomma,
era concentrato sulla fustigazione. La cadenza era regolare,
persino lenta, ma la precisione dei colpi era secca ed incisiva.
Dopo i primi cinquanta, ormai sudata ed eccitatissima, incrudelì
ulteriormente la fustigazione.
- Svift, svift, svift...

Invano il ragazzino supplicava pietà. Infine, gli ultimi venti,
raggiunsero una inaudita crudeltà. Ogni volta la sferza strappava
a Jean Louis un grido ed un brandello di pelle. Le sue natiche,
ormai, non erano che un oceano di bollicine bianche da cui
spruzzava o già era spruzzato il sangue.
Quand'ebbe finito, Solange era distrutta. Immaginatevi poi Jean
Louis. Comunque, la donna frizionò la pelle con un balsamo
indolore, ed a poco a poco il bruciore andò attenuandosi, anche se
non del tutto.
- Ed ora, levatevi anche la camicia!
La fustigazione, si vede, aveva eccitato la donna oltre i limiti
prefissati.
- La camicia? No! Non posso spogliarmi del tutto! Che direbbe mia
zia se mai mi vedesse in tali condizioni? Vi prego, non posso!
- Forza. Ho precise disposizioni di distruggere il vostro pudore.
Denudatevi!
A Jean Louis non restò che obbedire. Frattanto, Solange aveva
levato da un armadio un guinzaglio. Glielo legò strettamente al
collo.
- Voilá! Ed ora, camminate carponi fino a quel divano, come un
cane! Resterete lì in penitenza fino a che ve lo dirò io.
Muovetevi!
E così anche questa volta, al povero Jean Louis non restò che
obbedire.
Il profumo della zia impregnava il divano, i cuscini, i tappeti ed
ogni altra cosa nella stanza. Jean Louis ne era turbato. Fitte
brucianti gli giungevano ancora dalle natiche torturate, e
l'umiliazione della propria nudità e della posizione a cui era
costretto - a carponi come un cagnolino - lo pervadeva
continuamente, eppure... eppure desiderava la presenza di quella
donna (sua zia) come mai aveva mai bramato altra cosa in tutta la
sua pur breve esistenza.
Era eccitato. Purtroppo, Solange aveva provveduto a fissargli
entrambi i polsi ad una cordicella pendente dal collare, sicché
aveva le mani a pochi centimetri dalla verga, congiunte, quasi a
poterne sfiorare l'inturgidita cappella. A poterla sfiorare... ma
non carezzare. Jean Louis si contorceva in mille inutili tentativi
sul velluto del divano, sfregamenti che non facevano altro che
moltiplicare la sua eccitazione. E intanto la voglia di
masturbarsi si faceva sempre più forte. Sempre più forte. Sempre...
fino a scoppiargli nel cervello. Rivoli di sudore gli colavano dal
corpo e si mescevano agli olezzi profumati, intimi, femminili (di
sua zia forse?) dei quali era impregnata la stoffa del soffice
divano. Su un fianco. Forse mettendosi su un fianco. Jean Louis
seguì l'istinto. Ora vagheggiava in un dolce, erotico oblio che
sfumava nell'irreale...
Nel sonno ...
E nei sogni.
O era forse un incubo? Si vedeva coricato per terra. La crudele
Solange lo dominava con la sua imponente sfrontatezza, oscena,
cattiva, pronta solo a fargli del male. Com'era impressionante! E
lui il suo schiavo. Che cosa voleva lei da lui? O lui da lei? Egli
avanzava a carponi sino ad avere il viso a pochi centimetri dagli
stivali da amazzone che ne ricoprivano la gamba in tutta la sua
lunghezza, ne percepiva l'acre odore dei cuoio, un odore misto a
quello della pelle sottostante, del sudore, dell'eccitazione, del
suo stesso desiderio ...
Allora egli tira fuori la lingua. E' un gesto, il suo, di totale
sottomissione. Chiedo pietà, sembra dire mentre lecca il cuoio,
mentre risale, mentre spudoratamente s'inarca alla donna, in cerca
della sua radice da cui, ora, comincia a percepirne il respiro.
Ed ella discende. Allora, acconsente al desiderio di Jean? Oh, no!
Nulla di più errato. Come potrebbe una Signora, una vera Signora,
permettere tanto a uno schiavo? Ella discende a lui, é vero, ma
con lo stivale. E' un calcio nelle reni, ciò che Jean riceve. E
subito, una suola zigrinata e ruvida va sul suo sesso. Ecco come
lo accontenta Solange, con la suola degli stivali! Masturbandone
il pene ingrossato di voglia con una volgare suola, forse sporca,
e chissà di che cosa! Jean Louis geme e geme e geme come un
infante.
Poi grida! Sì: i suoi gemiti si trasformano nell'ululato di un
licantropo alla luna. E comincia a godere. A godere mentre lei lo
insulta e lo ricopre di miriade di improperi come mai prima gli
era accaduto di udire da una dolce voce femminile!
In quel preciso istante, Jean Louis si svegliò. La luce della
stanza era accesa. In quel chiarore, riconobbe la giovane
cameriera che gli aveva aperto la porta d'ingresso. Bionda,
apparentemente distaccata, ella dapprima lo guardò poi,
avvicinatasi prese ad accarezzargli il membro.
- Credo che Voi abbiate fatto un sogno non troppo castigato. O no?
Sorrideva. Jean Louis le fece uno sconsolato cenno con il capo.
Forse, sarebbe stato punito per essersi addormentato. Ormai egli
s'aspettava, in ogni occasione, il peggio. Pareva questa la regola
della casa.
- Sono più di due ore che vi siete addormentato - continuò la
donna, - ed ora è meglio che ve ne andiate. Suvvia, alzatevi in
piedi.
Ancora inebetito, il ragazzo fece come gli era stato ordinato. La
bella cameriera provvide d'incanto a scioglierlo dal guinzaglio e
dalle manette.
- Ma prima che ve ne andiate, - disse ancora la donna - voglio
mostrarvi qualcosa!
così dicendo, lo condusse in fondo alla stanza e tirò un cordone.
Jean era esterrefatto. In una grande cornice, sua zia lo osservava
accigliata. Era bella e crudele come mai l'aveva veduta.
Circondata da una muta di alani alsaziani, reggeva con le mani
guantate un lungo scudiscio. Gli stivali erano lunghi fin sulle
cosce, di cui lasciavano scoperta la parte superiore. Per il
resto, la donna indossava un aderentissimo corsetto di cuoio,
stretto in vita da una cintura d'oro. Quest'ultima pareva
soffocarne i fianchi come un cilizio. La borchia, era ornata da un
grande rubino rosso come il sangue.
Sempre più esterrefatto, Jean osservò i cani. No. No. No. Era
impossibile. Quei cani non erano cani. La testa sì, era aguzza,
dentata, da lupi d'Alsazia... ma le mani ed i corpi erano umani.
Mani maschili, gambe pelose, organi sessuali come il suo in
erezione. Lo stupore del povero adolescente stava raggiungendo
gradi metafisici.

Senza altro aggiungere, la cameriera era passata alle sue spalle.
Jean ancora stava domandandosi s'era. un quadro o la realtà. La
donna lo spinse innanzi, lui non oppose resistenza. Forse, stava
per entrare nel quadro a far parte anch'egli della muta. Il suo
membro pareva un capitello di un tempio greco. Grosso, avido,
pulsante…
Ora, nuovamente, la donna lo masturbava in una lunga ed
irresistibile, unica ed inimitabile, dolce, micidiale, soffice e
crudele carezza...
Cominciò a gemere. Un'onda di piacere saliva dalle sue reni come
l'alta marea in un porto di Normandia. Nella fantasia il quadro
s'animava...
Diventava vivo...
Jean sentiva prossimo l'orgasmo. Sì, sarebbe venuto, veniva,
veniva...
La donna si fermò! Di colpo. Semplicemente, smise di masturbarlo e
ritrasse la mano.
- Noooo!!!!
Implorò Jean Louis mentre una scossa elettrica lo scuoteva dal
capo al ventre.
- Ecco. Voi siete davanti a vostra zia. Ci siete nudo come un
verme. Dovreste vergognarvi, invece di pensare al vostro piacere.
Suvvia, controllatevi. Spero che non vorrete sporcare il quadro!
Troppo tardi. Come spinto da una invisibile pompa - il pensiero di
sua zia - lo sperma aveva ripreso a scorrere nel canale seminale
del ragazzo come un torrente di montagna all'epoca del disgelo.
Un flusso continuo...
Interminabile...
Un flusso che alla fine sbocciò nell'aria come una rosa al mattino.
La cameriera posò lo sguardo ironico su ciò che colava lungo le
cosce del ragazzo.
- Non ce n'è più? Lo avete fatto tutto?
Arrossendo come un peperone, il poveretto fece un contrito cenno
con il capo.
- Rivestitevi allora. In meno di tre minuti dovrete essere per la
strada.
Ed al povero Jean Louis non rimase altro da fare se non obbedire.
Come sempre, d'altronde.
Dopo l'ultimo pomeriggio passato in penitenza, senza neppure avere
avuto modo di vedere la sua agognatissima zia, Jean Louis s'era
gradatamente persuaso che questa, negandosi in tal guisa, altro
non avesse voluto fare che metterlo alla prova; o meglio,
misurarne la propria devozione. Era questa indubbiamente la
giustificazione ch'egli più gradiva. Mai, infatti, avrebbe ammesso
con se stesso che la zia lo avesse voluto far maltrattare per il
semplice, sadico gusto di farlo, oppure - ipotesi orrenda! - per
scoraggiarne il giovanile ardore. Cosicché, il giovedì seguente,
egli si presentò puntualmente alla porta e suonò il campanello. Ma
Solange, riconoscendolo, invece di scoraggiarlo, non fece che
accrescere il suo imberbe ma ardito desiderio. Aveva intravisto le
cosce della cameriera, ed i ricordi di un passato ancorché
prossimo erano vivi nella sua mente e... ed in qualche altra parte
del suo corpo meno nobile del cervello!
Egli aveva trascorso una settimana d'inferno! Non era forse
Solange l'esecutrice delle volontà di Madame de Varennes? Dovunque,
al liceo, a casa, e soprattutto a letto, il povero ragazzo s'era
eccitato pensando al racconto che certamente la cameriera aveva
fatto a Madame. No. Non poteva permettere che questa lo denigrasse
agli occhi di sua zia. Cinque minuti dopo, era di nuovo lì a
suonare come un postulante. Vergognoso eppure deciso!
Al secondo squillo, fu la fortuna o la maledizione non si sa, egli
fu fatto entrare. Condotto in un salottino, egli venne lasciato
solo per un'eternità. Cioè, proprio solo, no. Infatti, l'unica sua
compagnia era la foto di un soldato davanti a cui sua zia aveva
messo una rosa. Jean, guardando quell'uomo forte e bello, così
diverso da lui, non poteva fare a meno di struggersi dalla gelosia.
Ecco, si diceva, vorrei essere al suo posto: amato!
Amato!
Stava cogitando sull'amore, quando s'apri la porta ed una
bellissima donna fece ingresso nella stanza. Era bionda, occhi
azzurri, le caviglie sottili ed un dolcissimo sorriso. Non
dimostrava più di vent'anni.
- Voi siete Jean Louis, non è vero? - Gli chiese la donna in un
soffio.
- Sì, Signorina!
- lo mi chiamo Anne. Sono la segretaria di vostra zia, ed ho
ricevuto l'incarico di ricevervi.
- Voi?
- Ma si, che c'è di strano? Spero anzi che avrete con me modo di
confidarvi. E' una disposizione di vostra zia, e pure nel vostro
interesse. Vi dirò inoltre che sono al corrente dei sentimenti che
avete per Madame de Varennes. Siccome anche io sono innamorata,
potrete confidarvi con una persona che ha i medesimi vostri
problemi. Madame é una persona meravigliosa, e comprendo benissimo
che possiate essere rimasto succube del suo fascino... e del suo
potere! Ma sedetevi, prego, che staremo più comodi.
- Grazie. Ecco, vedete: mi domando perché non mi voglia più vedere
di persona...
- Sarà senz'altro per non gettare benzina sul fuoco! A meno che
non abbia altre ragioni. In ogni caso sarà meglio che rinunciate a
certe idee pericolose... Ci sono cose per cui un giovane non é
adatto, capite ciò che intendo? Lo capite davvero?
- No. Voi dite che non vuole vedermi. lo dico che non ne comprendo
il perché!
- Ma vi prego, non intestarditevi! Sapete benissimo che il primo
giorno vi ha ricevuto. Al contempo, per scoraggiarvi, non ha
esitato ad impiegare alcuni metodi... oh, non voglio nominarli!
- Ve l'ha detto?
- Non abbiatene vergogna. Per appartenerle, come volete Voi, non
bisogna aver vergogna di nulla. Però non illudetevi: non basterà
questo. Vostra zia ha cercato di scoraggiarvi in ogni modo e
inutilmente. Adesso, ha deciso che sappiate alcune cose...
- Ossia?
- Innanzi tutto, ch'ella non vi deve nulla e voi, se vorrete
seguitare a frequentarla, le dovrete invece tutto. Ripeto, tutto.
La giovane segretaria continuò quindi illuminando Jean sui gusti
particolarmente crudeli della zia. Ad ogni frase, addolciva la
voce, risvegliando così in lui il desiderio. Parlava di sangue ed
egli rabbrividiva e nel medesimo tempo s'eccitava. Sicché, invece
d'andarsene via per sempre da quella casa, sentiva nascere in lui
una cocente passione. Sì, sarebbe andato fino in fondo! E quando
Anne gli consigliò di cercare la felicità con donne più adatte
alla sua età, egli quasi si offese!
- Sono certo, - disse - che se Madame de Varennes ama essere
crudele con me, io farò di tutto per assecondarla. Son pronto a
giurarlo!
Lo avrebbe davvero fatto? La giovane donna pareva dubitarne. Lo
squadrava con un'aria sorniona e ironica, abbandonata, lasciva.
Jean però voleva sua zia. A tutti i costi.
- Ma allora, - tentò infine la donna, - una ragazza della vostra
età o quasi, come potrei essere io, non avrebbe proprio
possibilità d'interessarvi?
- Voi! Ma se non avete nulla di una dominatrice! - Esclamò Jean.
- Non ho detto io. Tra l'altro, ve lo ripeto, appartengo a vostra
zia!
Jean stava riprendendo a struggersi nell'elogio della zia. E fu in
quell'esatto momento che questa comparve. Maestosa, inaspettata
... !
- Oh mia zia ... Eccovi, infine! - Mormorò arrossendo il ragazzo.
Poi rimase come marmorizzato. Non aveva mai veduto un costume più
eccitante di quello che indossava la donna. I pantaloni da
amazzone ne fasciavano il corpo stupendo ed una camicetta
attillata lasciava trasparire il petto.
Sua zia parve studiarlo a lungo. Poi, con calma, prese a parlare.
- Quando arriva tua zia, Jean, devi metterti in ginocchio.
Dovresti averlo imparato, ormai. Forza, fa come ti ho detto ed
inginocchiati!
Si voltò quindi verso la giovane segretaria.
- Voi avete veramente fatto tutto il possibile, mia cara Anne. Ho
ascoltato la vostra conversazione. Se egli non capisce, - aggiunse
alludendo ovviamente a Jean, - é perché non vuole capire. Né la
forza né la paura né la ragione hanno fatto presa su di lui. Tanto
peggio. S'egli vuole perdere il proprio tempo, io non perderò il
mio. E se si ostinerà a venire qui, vorrà dire che sarà ricevuto!
Poi guardando il nipote sempre in ginocchio, disse ancora.
- Con tutto ciò, malgrado la mia decisione, desidero che tu sappia
una cosa, la tua ostinazione a ritornare non é stata del tutto
inutile. Anzi, da un certo punto di vista, posso dire di capirla.
A tratti, direi perfino che la approvo in parte!
- Oh, zia! Ho creduto per un attimo che voleste dirmi che...
che... insomma... che un pochettino, poco poco, abbia fatto presa
su di Voi!
- Presa? Presa su di me? Non mi pare d'averlo detto. Comunque
voglio dimostrarti che un po' d'affetto lo nutro anche per mio
nipote. Vieni qui, strisciando sulle ginocchia. Ti darò un bacio.
Dopo di che te ne andrai e stavolta per non più tornare. Capito?

Jean si avvicinò come gli era stato detto, senza lasciare la donna
con lo sguardo. Quando le fu vicino, ella lo afferrò bruscamente
per un orecchio costringendolo a levarsi in piedi. Solo allora
permise al ragazzo di avvicinare la bocca al suo collo da cigno.
- Tieni!
Era sogno o realtà? Le labbra di sua zia si erano fugacemente
posate su una guancia.
- Ed ora che hai avuto la ricompensa, noi ci diremo per sempre
addio!
- Noo!!!
- Come sarebbe no!
- No. Non me ne andrò. Come sono certo che il vostro é solo un
gioco crudele. Voi ve ne approfittate perché sono giovane. Ma in
fondo desiderate che resti. Volete solo farmi paura. Son certo che
diverrete più buona. Non giungereste mai a cacciarmi per davvero!
- Ciò che ti ha detto Anne non ti é forse bastato? Che vuoi
ancora?
- Ciò che mi ha detto Anne non é vero! Bugie! Un mare di bugie!
- Non ci credi?
- Qualcosa di vero magari ci sarà anche, ma non tutto. No, non
tutto.
A lungo Madame de Varennes stette in silenzio. Meditabonda, senza
staccare gli occhi dal viso impaurito del ragazzo.
- Jean, - disse infine, - tu sei incorreggibile.
- Innamorato, piuttosto! Io non penso che a Voi, a ciò che so, a
ciò che vorrei sapere... Ed ora che mi siete davanti così
meravigliosa...
- Si, può darsi. Ma crudele. Anne te lo ha detto: io amo vedere
soffrire. E in questo momento su soffri.
t niente, se é per farvi piacere!
Sì. Questo é nulla. Ma ci sono altri dolori... altri piaceri...
- Bluffate. E' per scoraggiarmi che dite ciò!
Ancora una volta, la donna lo incenerì con lo sguardo. Infine,
brusca, domandò.
- E se lo vedessi con i tuoi occhi? Lo riconosceresti, allora?
L'espressione di Madame era così dura ch'egli esitò un poco.
Poi riprese con voce ferma.
- E' impossibile!
- Allora vieni con me.
La donna gli pizzicò ancora più fortemente le orecchie,
costringendolo a fare mezzo giro su se stesso. Dopo di che, lo
fece procedere a ritroso sino in un'altra camera. Solo allora lo
lasciò andare.
- Oh!!!!
Jean era marmorizzato. Di fronte a lui, un uomo nel fiore degli
anni, completamente nudo, aveva i polsi ammanettati e legati ai
testicoli. Inoltre, una pesante maschera di cuoio gli celava
interamente il volto.
- Ecco, vedi! - disse Madame, - lui pure mi desiderava! Lui pure
ha creduto di amarmi. L'ho fatto aspettare più di due anni. E poi
l'ho preso. Ma ora é uno schiavo. O meglio, uno dei miei schiavi.
Uno qualsiasi. Ti dirò anzi che non mi serve granché. Lui accetta
di tutto, e nessuno lo ha obbligato.
Fece una pausa.
- Hai avuto la tua dimostrazione.
Madame de Varennes si avvicinò quindi a una parete da cui
pendevano varie fruste.
- Scostati, Jean!
Il nostro eroe obbedì come un automa. La donna già aveva impugnato
un lungo staffile e misurava l'aria facendolo fischiare a vuoto.
Poi, con cattiveria, vibrò il primo colpo di traverso sulle spalle
dello schiavo. Queste si rigarono di sangue. Completamente
immobile a causa dei legami, l'uomo tremava come una foglia al
vento.
Poi Madame si scatenò. Come una furia, fustigò l'uomo una, due,
tre, quattro volte. E ancora. E ancora. Egli si contorceva in
preda al dolore. Fu allora, che Jean s'avvide con stupore ch'egli
aveva il membro in erezione. E, come Jean, se ne avvide la zia.

- Guardalo! Guardalo bene! Questo cane che si permette di godere
alle frustate! Tu vedrai come gliene farò passare ben presto la
voglia!
E, gettando la frusta, la sostituì con uno staffile a più code. Lo
schiavo, alla minaccia, riprese a tremare più forte. Le sue
ginocchia parevano percorse da una forte corrente elettrica.
Al primo colpo, l'uomo s'inarcò mugghiando. Il bavaglio,
probabilmente, gli impediva di fare di più.
- Stic, stic, stic...
La stanza era colma dei rumore di pelle stracciata. Madame
frustava senza pietà, ritraendo ogni volta lo staffile più rosso
di sangue.
- STIC, STIC, STIC…
Impassibile, abituata forse a quegli spettacoli, la giovane
segretaria prese a bagnare i fiori.
- Ma é orribile, - disse Jean, - ed ora, se mi vorrete scusare io
avrei un impegno.
La segretaria lo squadrò con sdegno. Ora, la sua espressione era
di rimprovero.
- Ve lo avevo detto che non sareste stato degno di lei. Una donna
meravigliosa. Davvero troppo per voi. Andatevene, se dovete
andarvene!
In quel preciso istante, Madame sospese la fustigazione e fulminò
Jean con uno sguardo.
- Ve ne andate senza neppure salutarmi?
- Oh, zia... Io... Io non avrei mai... perdono... scusatemi, ma
lasciatemi andare!
- Lo sapevo che non avresti retto al colpo! Meglio così. Almeno
scomparirai per sempre. Pensa, per consolarti, che farò a questo
uomo ciò a cui tu hai rinunciato. Si Lo violenterò in tuo onore!
- Oh!
- Naturalmente, egli prima sarà torturato. Bisogna pure che paghi
il piacere, no? Ma credimi, ne vale la pena. Ma non fare quella
faccia! E' naturale: muori di paura e te ne vai! Non avrai dei
rimpianti, spero!
Fece una pausa.
- A meno che... - Insinuò...
- Che orrore!
- Non saresti mica il primo, sai? Ma voglio essere buona. Prima
che te ne vada, ti darò un ricordo di oggi pomeriggio. Vieni,
inginocchiati ai miei piedi. Ti concederò di baciare per un'ultima
volta i miei stivali!
Jean si gettò a terra con le lacrime agli occhi. Baciava sua zia
come un condannato a morte. Passava la lingua lungo il cuoio e
reprimeva a stento i singhiozzi. Insomma, era al massimo della
tensione. Lei, intanto, gemeva com'era solita fare. Con noncuranza.
- Ohoh... che fervore! Che passione! Ti concedo di salire un po'
lungo la gamba. No! Non troppo. Ecco, così... e così... hum... ci
sai fare, tu... Ora scendi lentamente. Stai fermo così. Ed ora,
stando sempre in ginocchio, ti concedo di abbracciarmi. Su, non
esitare!
- Io non so se...
- Ma come mi abbracci forte. E' strano che uno come te abbia
timore del dolore!
- Io non son più sicuro di nulla...
- Non sei più sicuro eh?
- Non mi guardate cosí, Zia, Vi prego...
- Imbecille. Non sai mai niente, tu. D'ora in poi, sarò io a
decidere per te!
Di colpo, la donna si svincolò dall'abbraccio ed alzò la frusta
sul nipote.
- Tieni... tieni... tieni... idiota, cretino, stupido. Resta o
vattene, per me é lo stesso! Ma finché starai qui, non meriti
altro che di essere battuto come un cane!
Ad un tratto, Jean si ritrovò in strada. Aveva ancora nelle narici
l'odore della donna. Nelle mani il suo corpo. In bocca il sapore.
E, sulle natiche, le brucianti, davvero troppo brucianti striature
della frusta.
E questa volta, davvero, non ci capiva più niente.
Povero Jean Louis, in quale atroce dilemma era precipitato nel
fiore dei suoi anni. Che cosa avrebbe dovuto fare? Cedere ai
capricci di sua zia, e così forse un giorno riuscire finalmente a
possederla, oppure rinunciare a non vederla mai più? L'immagine di
quello schiavo nudo, prostrato, senza più traccia di dignità
alcuna, avrebbe popolato a lungo i suoi sogni. Dopo, però, tale
orrenda memoria avrebbe lasciato luogo alla soave quanto crudele
figura di sua zia. Tornando a casa, egli pensava a tutto ciò.
Doveva forse prendere la più importante decisione della sua ancora
breve esistenza.
Sarebbe o no, il giovedì seguente, ritornato in quella casa
perversa?
Completamente nudo, Jean Louis era seduto ai piedi del divano dove
Madame de Varennes stava riposando. Ella era bellissima: coperta
da un leggero déshabillé di tulle nera, calzava i medesimi stivali
di cuoio che Jean ben conosceva. Il ragazzo teneva la faccia
premuta contro la gamba strettamente inguainata e percepiva l'acre
profumo del cuoio. Gli occhi fissavano la bella dominatrice, le
orecchie non perdevano una sola parola di ciò ch'ella diceva.
Infine, il suo membro palpitava allo stesso ritmo che la donna
dava alle frasi.
- Ora comprenderai, - diceva Madame de Varennes, - che é dal primo
giorno che io dispongo di te come voglio! Tu venivi da me, facevi
i tuoi piani, le tue misere fantasie, e non ti accorgevi di essere
un burattino nelle mie mani. Tutto era previsto. Ad esempio, ad
ogni visita io sapevo che tu saresti ritornato la settimana dopo.
Avevo calcolato tutto. Anche le tue crisi di virtù, i tuoi
ripensamenti... tutta opera mia! In tutta la nostra storia, nulla
é mai stato casuale. Semplicemente, gli accadimenti si sono
sviluppati come io volevo che essi si sviluppassero. E tu, per
qualche giorni, avrai pensato di essere guarito, di non essere più
innamorato di me. Dimmi la verità: non é forse vero ciò che dico?
Jean Louis pareva un cane bastonato.
- Oh, rischiavo mica niente, sai? Continuò la donna, - Ti ho dato
tutto il tempo che hai voluto. Tanto, sapevo che un giorno o
l'altro il segreto desiderio che c'è in te sarebbe affiorato alla
luce del sole. Ed ora sei ritornato puntualmente alla mia porta!
- Oh, zia…
- Povero piccolo! Chissà quale confusione mentale si annidava
nella tua testa. Ed io freddamente ti ho fatto umiliare,
sculacciare, assistere ad una tortura ... ! Ed alla fine ti ho
vinto! La prova? Eccola! Sei qui, innanzi a me, in ginocchio come
uno schiavo!
La donna si fece all'improvviso seria.
- Hai avuto degli alti e dei bassi. E' naturale. Ma ciò che conta
é che ora hai fatto la tua scelta definitiva. Definitiva!!!
- Oh, si.
Jean strinse fortemente le caviglie della donna e prese a leccarle
gli stivali!
- Guarda!
La donna sollevò il leggero velo che la copriva e scoprì un seno.
Evidentemente, adesso ch'era certa delle intenzioni del nipote,
era decisa a fare a questi. delle concessioni più eccitanti.
- Accarezzalo, te lo permetto.
Era un seno perfetto, dalla punta bruna. Jean se ne impossessò e
cominciò a baciarlo.

- Ed ora dimmi, sei disposto a farmi da schiavo in tutto e per
tutto?
- Oh, sì!
- A sottometterti completamente alla mia volontà? -
- Oh. sì!
- Accetti di sacrificare il tuo orgoglio, di immolarlo ai miei
capricci, di qualsiasi genere possano essere?
- Si.
- Ti confiderò un segreto. Ora che sei mio puoi saperlo. Sai
perché ti ho teso questo tranello? Dimmi, lo immagineresti mai?
- Perché, zia? Suvvia, ditemelo
- Per vendetta!
- Per vendetta?
- Esattamente!
Jean era confuso.
- Ma io, - balbettò, - prima di conoscervi, e neppure dopo, non vi
ho mai fatto nulla di male. L'unico mio torto é semmai di amarvi!
La donna scoppiò in una fragorosa risata.
- No. Tu, no. Ma la tua virtuosa famiglia sì! La detesto! Ma ora
ho te! Ti possiedo e tu mi hai giurato eterna fedeltà! Povero
Jean!
- Ma é mai possibile?
- Vedrai. Ma ora baciami. Baciami ancora!
Jean aveva il capezzolo duro in bocca. Sveltamente, lo circondò
con la lingua e cominciò una lunga, estenuante, carezza.
- Più dolcemente. E non toccarmi. Solo con la bocca. Continua così.
Quando io lo vorrò, mi mostrerò nuda del tutto. Allora tu
scenderai con la bocca fino al mio sesso. Se ci saprai fare, forse,
verrò a letto con te. Però sarai tu a metterti sotto di me! Io
desidero che i miei schiavi si lascino possedere completamente.
Non dimenticarlo. Ed ora, guardami... guarda come sono bella!
Velocemente, Madame de Varennes scostò il ragazzo e si scoprì del
tutto.
- Oh, siete meravigliosa!
- La bocca qui, ora!
Jean si sentiva morire dall'emozione. Adagio, posò la bocca sul
triangolo bruno, inebriandosene. La donna aprì le gambe e guidò
lei stessa l'azione, a dire il vero un poco inesperta,
dell'adolescente.
- La lingua, forza!
Egli leccò un po' le piccole labbra, poi si ritrasse.
- Ma che aspetti, stupido!
Dall'emozione, Jean sbatté maldestramente la faccia contro il
candido ventre della femmina. Ella alzò inviperita e livida in
viso.
- Idiota! Nemmeno la fica sai leccare! Sei grottesco ecco ciò che
sei!
- Perdonatemi. E' la prima volta...
- La prima volta?
- Voi siete la prima donna a cui...
- Non mi dirai... - Madame era esterrefatta, - non mi dirai che
sei ancora...
- Vergine, proprio così.
- Ah ah ah... oh oh... no... è troppo! Vergine! Uno vergine alla
sua età!
Poi, improvvisamente, si fece seria. Madame de Varennes si alzò in
tutta la sua imponenza ed indicò allo sventurato il divano.
- Coricati lì sopra, sul dorso, come ti ho appena spiegato. Svelto!
Jean obbedì e sua zia gli si coricò sopra, ma senza alcuna
intenzione d'introdurre la verga nella propria fessura. Anzi.
Cominciò a parlare con quel tono vellutato ed al contempo
minaccioso che Jean ben conosceva.
- Povero idiota. Ora, tu crederai che voglia provvedere io stesso.
Idiota. No, ti sbagli. Tua zia, non si sognerebbe mai di sprecarsi
con un galoppino come te! Imbecille. Tu sei solo un povero schiavo!
Dopo di che, la donna lo schiaffeggiò violentemente. Jean aveva le
lacrime agli occhi. Ma, incurante del suo dolore, già Madame si
era alzata e stava componendo un numero telefonico.
- Pronto? C'è la Signorina Hartmann? Benissimo... si, Madame De
Verennes. Attendo. -
Jean era pallido come un cencio.
- Alló Frieda? Sì sono io, buongiorno. Sei libera oggi? Diciamo
subìto? Ah, una sorpresa che non dimenticherai. Bene, ti aspetto.
-
- A chi avete telefonato?
Si preoccupò Jean. Ma già la zia aveva composto un secondo numero.
- Serge? Naturalmente che sono io! Vi attendo fra un'ora... Che me
ne importa se avete una conferenza con il ministro? Rimandatela!
Esigo la massima puntualità, d'accordo? Sapete la tariffa per ogni
minuto di ritardo. Benissimo allora, au revoir.
Quando ebbe riagganciato, Jean le si gettò ai piedi implorante.
- Zia, che cosa volete farmi? Per amor di Dio, Vi prego, ditemi
che...
- Io fare a te? Nulla, per oggi! Fra qualche minuto, forse, se
verrà...
- Ma é un uomo?
- Dovresti parlare più rispettosamente del Corpo Diplomatico! Ma
non aver paura. Non l'ho fatto venire per te. Semplicemente, visto
che qui non ce ne sono, ho dovuto procurarmi un vero uomo per me!
- Per te!
Ma già Madame de Varennes aveva cessato di ascoltarlo. Dopo
essersi alzata, ella si recò presso un armadio e ne levò fuori uno
strano strumento. Consisteva in una specie di pera da infilare in
bocca allo schiavo. Esternamente, non si sarebbe veduto il che il
manico di una comunissima molletta da biancheria. Internamente,
impediva al malcapitato di emettere anche il minimo suono.
- Ed ora qui, avvicinati.
Jean obbedì.
- Apri la bocca.
- Ma... io...
Tanto bastò perché Madame de Varennes spingesse l'aggeggio tra le
fauci del povero ragazzo.
CLIC!
- Umf.. gr. umf...
- Ed ora, aspetteremo insieme che arrivi tua zia!
- Bf???
- Ah già, non puoi conoscerla, almeno per ora. E' una mia lontana
cugina, e quindi anche tua zia. E' un po' più vecchia di me. Nove
anni, per la precisione. Ma ciò non toglie che zia Frieda non
apprezzi le belle gioie del sesso! Te ne renderai ben conto fra
poco!
Spaventato da quel discorso, Jean tentava inutilmente di
liberarsi dal bavaglio.
- E' inutile che t'agiti, tanto non serve a nulla. Fra poco Frieda
sarà qui e...
In quell'esatto istante, entrò una cameriera (Jean, voltato
dall'altra parte, non ne poteva distinguere i lineamenti) ed
annunciò una visitatrice.
- Prego, che s'accomodi!
Apparve una donna grassa, brutta, anziana e ridicolmente vestita.
Era la controfigura in peggio di Madame de Varennes. E subito
prese a girare intorno al ragazzo ed a sprizzare gioia da ogni
poro.
- Cugina! Che sorpresa! Quando mi hai telefonato, io non avrei mai
immaginato tanta grazia giovanile!
- Vedo che hai subito indovinato il motivo per cui ti ho chiesto
di venire qui!
- Spero proprio che parli sul serio. Davvero intendi lasciarmi
quest'uomo...
- Ma che uomo d'Egitto. E' un ragazzo, vergine per di più.
Comunque, se ti piace, accomodati pure.
La donna non stava più nella pelle.
- Se hai bisogno di fruste... beh, sai dove trovarle. In quel
cassetto in alto.
Disse ancora Madame de Varennes.
In quell'esatto istante, forse accorgendosi che le due donne gli
offrivano contemporaneamente la schiena, Jean decise di tentare la
fuga...
Si alzò...
Raggiunse la porta...
E la trovò chiusa a chiave!
Madame de Varennes lo squadrò severa.
- E così, - disse, - volevi lasciarci! Ma lo sai che non bisogna
disobbedire. E sai pure che cosa accade quando si disobbedisce! -
Con destrezza a dir poco professionale, la donna lo aveva
raggiunto e se lo era tirato appresso sul divano. Ora, lo teneva
sulle ginocchia proprio come avrebbe potuto fare con un monello.
- Ti sculaccerò! - Disse.
Poi, fece una pausa.
- No! - si corresse, - ormai sei di Frieda, e sarà lei a punirti!
Jean non era ormai nulla di più che un oggetto, un oggetto che le
due donne si scambiavano a seconda dei capricci. Subitaneamente,
Madame de Varennes si alzò cedendolo all'amica. Jean sentì una
mano guantata appoggiarsi sulle natiche. E se ne vergognò.
- Umf... br... nn! -
CIAC!!!
CIAC!!!
CIAC!!!
Dapprima lentamente, poi sempre più forte, Frieda prese a
sculacciarlo. Alla fine, le natiche di Jean erano di un rosso
vivo... E la verga... Di nuovo diritta ed eccitata pronta all'uso.
- Sarà pur vergine, - disse zia Frieda, - ma il suo sesso é quello
di un uomo adulto.
- Te lo ripeto, - ribatté pronta de Varennes, - se lo vuoi, é tuo.
Fanne pure tutto ciò che vuoi. Io ti aiuterò solo nel caso ch'egli
dovesse rinnovare i suoi stupidi tentativi di ribellione.
Senza attendere oltre, zia Frieda si levò la gonna e le mutandine.
Jean ne osservò sgomento il sesso come era diverso da quello di
Madame de Varennes. Come era diverso da ciò ch'egli aveva sempre
sognato.
Aiutata dall'amica, Frieda costrinse il giovane a sdraiarsi sul
divano. Poi, gli sali sopra a cavalcioni. Sorrise, con gli occhi
brillanti di piacere.

- Sarai mio. E di ciò sarò sempre grata alla bontà infinita di tua
zia, la magnifi
